Ormai le conosciamo. Siamo alla XIII edizione, ma comunque restano l’evento di Light Art meglio riuscito e più completo nel panorama italiano. Si sono riaccese le Luci d’Artista a Torino e  quest’anno ci sono delle novità: entra in scena anche Carlo Bernardini con un’installazione all’interno del cortile di Palazzo Bertalazone. Ve lo ricordate? Già protagonista nella scorsa edizione di Led- Light Exhibition Design (la manifestazione milanese) con l’opera “La luce che genera lo spazio” (titolo un po’ troppo didascalico e di poco effetto) pensata appositamente per Palazzo Litta, quest’anno approda a Torino. L’opera si chiama “Cristallizzazione sospesa” e, in questo caso, non poteva essere scelto titolo migliore: la luce sembra bloccata, cristallizzata appunto, come sospesa, pronta a ricominciare a fluire idealmente lungo i cavi che sembrano trasportarla. Che l’arte contemporanea spesso punti a modificare la percezione del luogo è ormai risaputo, che soprattutto gli artisti che hanno lavorato e che lavorano con la luce giochino molto spesso con questa meravigliosa possibilità anche, ma alcuni ci riescono meglio di altri. Carlo Bernardini è uno di questi. Il vuoto del cortile di Palazzo Bertalazone sembra riempito da un’illusione che conduce gli occhi di chi resta verso angoli, particolari, strutture prima non considerati. Si possono osservare come banali forme triangolari o romboidali tipiche di una libertà che appartiene agli artisti contemporanei, oppure si può cercare di riconoscerne la forza percettiva unica che racchiudono, esattamente come quella di un tratto bianco su un foglio scuro. Questa grande installazione spaziale in fibra ottica è stata progettata appositamente per Luci d’Artista, mentre un’altra opera – “Campo organico di luce” – risiede ora alla Fondazione Pomodoro di Milano. L’ambiente è diverso, l’effetto il medesimo. Le linee di luce, all’aperto o al chiuso che siano, riescono a creare un effetto di straniamento in chi guarda: la luce conduce e l’occhio segue come stregato. Estremamente semplice ma d’impatto, anche nella progettazione tecnica, il lavoro di Carlo Bernardini ora fa compagnia quindi a quelli di nomi come Rebecca Horn, Daniel Buren, Mario Merz o Michelangelo Pistoletto. Torino si merita di certo la medaglia per la realizzazione di questo evento, per la sua serietà e per la tenacia con cui lo porta avanti negli anni.

Qua sotto alcune immagini dell’installazione torinese e presso la Fondazione Pomodoro di Milano.

qua sotto un video molto interessante che ci racconta un po’ la genesi delle opere dell’artista.

Maggiori info sul sito dell’autore www.carlobernardini.it

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Costanza Rinaldi nasce a Milano nel 1983. Si laurea in Storia dell'Arte Contemporanea a Bologna nel 2008, dove vive per due anni. Dopo aver collaborato con l'ufficio stampa del Mart a Rovereto, torna a Milano e prende parte allo staff di Careof contribuendo alla ricerca e promozione di giovani artisti. Recentemente ha deciso di dare voce alla sua passione per la luce che l'ha accompagnata durante gli studi universitari e, dopo una breve parentesi fiorentina per un Master in allestimento museale, ha terminato il Master in Lighting Design del Politecnico. Ora scrive, progetta e ogni tanto lascia spazio alla fotografia.

4 Commenti

  1. Bellissima l’installazione e mi è piaciuto molto anche l’articolo!Vedo che è il primo, un interessante novità per un blog già molto piacevole!A presto

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