Col tempo abbiamo progressivamente rimosso noi stessi dal mondo naturale e rinnegato la dipendenza da esso. La scienza, che inizialmente ha spinto verso questo processo di separazione, ora sta provando che, di fatto, le conseguenze di questo, possono essere dannose per noi così come per la biosfera. Per il nostro benessere è fondamentale ricostruire una connessione con la natura, in tutti i suoi aspetti sostenibili, portandola nelle città e nei suoi edifici in tutti i modi possibili, e al contempo accrescere il senso di urbanità   [Peter Buchanan , synchronizing with nature – DA magazine Autumn 2014]

Esiste la possibilità che le città del futuro diventino luoghi in cui natura e tecnologia possano coesistere? Si tratta di un concetto semplice, ma fantasioso, legare l’innovazione con l’immaginazione, un modo di pensare e operare alternativo ed efficace, di cui grande sostenitore è il designer olandese Daan Roosegaarde, già noto per la pista Ciclabile Van Gogh di Eindhoven, di cui avevo scritto, ormai più di un anno fa, un articolo a rigurado.

Roseengaarde van gogh

Secondo Roosegaarde sentiamo sempre più la necessità di vivere in ambienti visivi e tattili, con il fine di creare nuove forme di dialogo e di interazione tra noi stessi e con gli ambienti urbani, i quali dovrebbero avere dimensioni più umane e naturali.

Il suo non è un invito ad un ritorno al passato, rinnegando i progressi fatti fino ad oggi, ma bensì un invito a credere in una tecnologia nuova, pulita e ispirata alle meraviglie della natura. Le città saranno le innovazioni del futuro e daranno adito a una creatività nuova, creando nuovi paesaggi urbani.

Progettare le città ispirandosi alla natura

In risposta a queste tematiche nasce la Biomimetica: un metodo di studio, di osservazione, una materia scientifica che cerca di raggiungere delle soluzioni sostenibili alle continue sfide di innovazione e sviluppo, emulando modelli, forme e strategie del mondo naturale.

L’artista e designer olandese Daan Roosegaarde, che con i suoi studi all’avanguardia tra innovazione, tecnologia e fantasia, non smette di stupirci offrendo idee e soluzioni progettuali per una città sempre più ispirata alla tecnologia “utile e rispettosa”, si è liberamente affidato alla Biomimetica per rendere possibile la sua nuova sfida.

Il modus operandi del designer olandese è basato sulla volontà di unire indissolubilmente il mondo della tecnologia con quello della natura, mettendo al servizio della comunità urbana, evoluta e satura, un nuovo modo di pensare e progettare nel rispetto dell’ambiente umano e urbano.

Roosegaarde, insieme al suo studio, sviluppa paesaggi innovativi, che si concretizzano con l’obiettivo di integrare nel mondo reale la tecnologia, riuscendo a gestire e unire perfettamente la creatività con la tecnologia e viceversa.

firefly bioluminescence

Il designer si ispira e si fa ispirare dalla Natura, dalle sue forme e dalla sua intrinseca tecnologia.

 Cosa possiamo imparare dalla natura? Che cosa può essere veramente utile e di semplice applicazione per migliorare e rendere più sostenibile il nostro ambiente urbano?

Roosegaarde inizia così ad approfondire gli studi sulla possibilità di sfruttare la capacità naturale intrinseca di alcuni animali, come per esempio le meduse e le lucciole, di emettere luce senza alcun utilizzo di stimoli elettrici esterni o di luce ultravioletta.

Alberi bioluminescenti per illuminare le città

La collaborazione fra lo studio del designer, la State University di New York e il centro di ricerca Bioglow Tech, ha portato alla creazione della prima piantina bioluminescente, modificata geneticamente, introducendo DNA di batteri elettroluminescenti all’interno del genoma cloroplasto di una pianta comune.

evoluzioni bioglow tech

L’effetto è sbalorditivo, lo stelo e le foglie della piccola pianta emettono una leggera e flebile luce molto simile alla luminescenza delle lucciole e delle meduse. Lo studio ha come ulteriore obiettivo l’aumentare della luminosità di queste piantine e di conseguenza di migliorarne la qualità della luce emessa, con la prospettiva e l’intenzione di mettere in atto una vera e propria rivoluzione nel campo del lighting design.

Una riflessione molto interessante la pone l’Energy Information Administration (EIA), ente indipendente americano di statistiche e analisi, che controlla e monitorizza il consumo di energia. L’EIA dichiara che il peso del consumo energetico dell’illuminazione, stradale e urbana,  è più di 1/5 del consumo energetico del settore commerciale.

Questi dati fanno riflettere: mentre noi esseri umani sprechiamo energie e risorse per difenderci e proteggerci dall’oscurità, alcune meduse, nelle profondità del mare, autoproducono la luce necessaria alla loro sopravvivenza poiché l’organismo genera in completa autonomia l’energia di cui necessita.

jelly fish bioluminescence

Parallelamente a questo progetto Roosegaarde sta portando avanti lo studio Glowing Nature Paint, una tecnica non invasiva che utilizza una vernice biologica, che spalmata sull’intera corteccia dell’albero e sulle foglie, li rende luminescenti.

La vernice durante le ore diurne si ricarica per poi emettere una luce bioluminescente nell’arco delle 8 ore notturne. L’obiettivoquesta ricerca, differentemente da quella appena illustrata, è quello di creare un materiale biologico, innocuo per l’albero, ma che lo renda allo stesso tempo luminoso. L’idea di partenza, è ovviamente l’ispirazione alla biomimetica che in questo caso è rivolta a quei funghi che naturalmente, durante la notte, emettono autonomamente luce bioluminescente.

bioluminscence mushroom

Proprio inseguendo questa idea Roosegaarde sta lavorando alla preparazione di una nuova installazione, che avrà come protagonista un’ampia serie di piante luminescenti, per dimostrare al mondo come sia possibile ispirarsi al mondo naturale, creando un sodalizio perfetto e armonioso tra la natura stessa e la tecnologia.

Queste ispirazioni diventano realtà nella prospettiva di un futuro, non molto lontano, di una città in cui la vita si svolge in completa autonomia, senza sprechi, dove le energie sono rinnovabili, calibrate, monitorate e dove al posto di secolari lampioni si innalzano alberi, che con la loro luminescenza, illuminano i percorsi urbani di una città futura e non molto lontana.’ una visione incredibilmente affascinante, l’utilizzo di energie naturali e gli scenari di paesaggi urbani trasformati in luoghi in cui le persone ritornano in contatto con la natura, che nel frattempo si è evoluta unitamente con la tecnologia.

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Giulia
Giulia Gobino, Lighting Designer free lance, laureata in architettura al Politecnico di Torino, parte di LDT-Lighting Design Team , studio multidisciplinare di Progettazione della Luce. Già dal terzo anno di università segue workshop all'estero e corsi di formazione sui temi dell'illuminazione, fino a scrivere la tesi di laurea sul tema della riqualificazione urbana tramite l'illuminazione. Questa passione viene portata avanti ed approfondita con diverse esperienze professionali pre e post laurea, in azienda ed importanti studi professionali di lighting design, presso cui si forma come architetto specializzato nella progettazione della luce. Dal 2016 è iscritta ad APIL Associazione dei Professionisti dell'Illuminazione

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