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	<title>luxemozione &#187; INFORMAZIONE</title>
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		<title>Quanto è pericolosa la luce che hai in ufficio?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 23:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[ILLUMINOTECNICA]]></category>
		<category><![CDATA[INFORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Eureka! Questa è stata la prima esclamazione che mi è brillata in testa quando ho letto l’articolo “Sicurezza elettrica e ottica degli apparecchi di illuminazione a Led” sull’ ultimo numero di Luce. Eh sì perché guarda caso, e vi posso assicurare che di caso si tratta, mi ha aiutato a togliere un po’ di nebbia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/Eye_by_PARANOIA__7.jpg"><img class="size-medium wp-image-1984 alignleft" title="Eye_by_PARANOIA__7" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/Eye_by_PARANOIA__7-300x225.jpg" alt="Eye_by_PARANOIA__7" width="300" height="225" /></a>Eureka! Questa è stata la prima esclamazione che mi è brillata in testa quando ho letto l’articolo “Sicurezza elettrica e ottica degli apparecchi di illuminazione a Led” sull’<a href="http://www.aidiluce.it/doc/LUCE_4-09.pdf" target="_blank"> ultimo numero di Luce</a>. Eh sì perché guarda caso, e vi posso assicurare che di caso si tratta, mi ha aiutato a togliere un po’ di nebbia dal mio cervello sull’argomento sicurezza e illuminazione, di cui ho avuto modo di parlare lo <a href="http://www.luxemozione.com/2009/11/illuminazione-dannosa-sul-lavoro.html" target="_blank">scorso articolo</a>, nel quale, per l’appunto, mi domandavo in che modo si potessero fare le misurazioni spettrografiche atte definire la pericolosità o meno di una sorgente, o meglio del corpo illuminante all’interno del quale è ospitata.</p>
<p>Abbiamo visto che il nuovo decreto in materia di sicurezza sul lavoro si esprime in maniera perentoria quando si parla di tempi di esposizione, lunghezze d’onda, bande di spettro, danni causati alla retina o alla pelle. Ebbene la legge non fa altro che recepire quanto affermato nella Direttiva del Parlamento Europeo, numero <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2006:114:0038:0059:IT:PDF" target="_blank">25 del 5 aprile 2006.</a><br />
Però una cosa è certa, quanto affermato all’interno del Decreto 81, o se volete nella direttiva europea, tutto è fuorchè chiarificatrice sulle modalità con cui effettuare le misurazioni. Questo perché, ignoranza mia (colmata per fortuna dall’articolo che vi dicevo), esiste una normativa europea, la EN62471 del 2008 , che deriva a sua volta da una normativa americana, la<a href="http://www.techstreet.com/cgi-bin/detail?product_id=1519485" target="_blank"> IEC62471</a>, della quale modifica solo alcuni parametri e che entrerà di fatto in vigore il primo settembre 2010 (il primo settembre a quanto pare è una data importante per chi legifera <img src='http://www.luxemozione.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />  ). Dunque, questa norma non solo definisce dei limiti di esposizione, ma si esprime in maniera chiara su come effettuare le misurazioni  e, udite udite, definisce una classificazione di pericolosità.</p>
<p>La EN62471/2008 definisce in modo chiaro i diversi tipi di danno a cui si potrebbe essere soggetti in caso di “sovraesposizione”, cioè qualora l’irraggiamento subito sia al di sopra di quanto normato, per cui suddivisi per range di lunghezza d’onda, si possono distinguere:</p>
<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/danni.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1976" title="danni irraggiamento" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/danni-300x120.jpg" alt="danni irraggiamento" width="300" height="120" /></a></p>
<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/spettro.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1977" title="spettro danni" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/spettro-300x156.jpg" alt="spettro danni" width="300" height="156" /></a></p>
<p>Ok, ma chi effettua le misure di Irradianza e Radianza spettrale necessarie a valutare il rischio? E come faccio a sapere già in fase di progetto se quello che sto montando è più o meno pericoloso per l’utente finale, sia esso un impiegato o un operaio? Beh mi aiuterò ancora una volta con il bell’articolo, che tra l’altro vi consiglio di leggere, trovato su Luce, nel quale si legge che, relativamente ai LED (soggetto dell’articolo in questione) <a href="http://www.imq.it/it/index.html" target="_blank">IMQ</a> si è dotata di un laboratorio atto ad effettuare le misurazioni sia di Irradianza [W/m<sup>2</sup>*nm] ,utilizzata per valutare i danni alla pelle,  che di Radianza spettrale [W/m<sup>2</sup>*sr*nm], utilizzata invece  per i danni alla retina.</p>
<p><em>Il cuore del laboratorio  <strong>IMQ</strong> è rappresentato da uno spettro radiometro a doppio monocromatore. Un monocromatore è un dispositivo in grado di raccogliere in ingresso la radiazione ottica emessa dalla sorgente e convogliarne le differenti componenti in uscita, per mezzo di ottiche particolari e di dispositivi, quali i reticoli di diffrazione, che ne eseguono la scomposizione.Dopo aver calcolato i valori di irradianza e radianza spettrale nei rispettivi intervalli, questi vengono confrontati con i limiti stabiliti dalla norma. A seconda del grado di pericolosità gli apparecchi vengono classificati secondo  4 “Gruppi di Rischio”:</em></p>
<ul>
<li><em> Gruppo Esente, assenza di rischio;</em></li>
<li><em>Gruppo 1, rischio basso;</em></li>
<li><em>Gruppo 2, rischio moderato;</em></li>
<li><em>Gruppo 3, rischio alto.</em></li>
</ul>
<p>Però come fare a preservare l’incolumità dell’utilizzatore esposto a quanto pare è un aspetto che la EC/EN62471 non tocca, anche se, a quanto si legge, nella seconda parte della norma è definita una metodologia atta ad etichettare i vari corpi illuminanti  sul grado di pericolosità, fornendo quindi i requisiti di utilizzo in sicurezza.</p>
<p>Dunque un panorama normativo che a quanto pare si esprime in maniera molto chiara sulle modalità atte a definire  la pericolosità di un apparecchio di illuminazione. Mi domando ora chi verificherà l’effettiva applicazione dei “requisiti di utilizzo in sicurezza”, speriamo solo non sia l’autorità preposta alla verifica della corretta illuminazione nei luoghi di lavoro e nelle strade o, ancor meglio, chi dovrebbe verificare il rispetto delle più banali regole di sicurezza in cantiere!</p>
<p>Voi cosa ne dite?<br />
Ciao e alla prossima! <img src='http://www.luxemozione.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Illuminazione dannosa sul lavoro</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 23:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[ILLUMINOTECNICA]]></category>
		<category><![CDATA[INFORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[legge 81]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di sicurezza sul lavoro vengono subito  alla mente tutti quei terribili eventi di “morti bianche” che fino a non molto tempo fa riempivano le pagine di cronaca dei giornali nazionali e locali. Ora se ne parla un po’ meno, ciò non significa che gli incidenti non avvengano più, o che ora vengano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/242259195_79b9bfc64e.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1945" title="Office by B.Hybrid" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/242259195_79b9bfc64e-300x225.jpg" alt="Office by B.Hybrid" width="300" height="225" /></a>Quando si parla di sicurezza sul lavoro vengono subito  alla mente tutti quei terribili eventi di “morti bianche” che fino a non molto tempo fa riempivano le pagine di cronaca dei giornali nazionali e locali. Ora se ne parla un po’ meno, ciò non significa che gli incidenti non avvengano più, o che ora vengano adottate tutte le necessarie misure precauzionali di sicurezza. Ci mancherebbe altro, tutti i giorni, proprio davanti a dove lavoro io, ogni istante vengono eluse le più banali regole di sicurezza in cantiere: nessun elmetto, operai in elevazione senza cintura, e via dicendo.</p>
<p>Ebbene, forse non tutti sanno che, parlando proprio di sicurezza, nel 2008 è stata introdotto il nuovo decreto 81 (che potete<a href="http://www.blumatica.it/page.asp?up=testo_unico_sicurezza_dlgs_81" target="_blank"> trovare qua</a> in versione integrale)  per il riassetto e la riforma delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro che sostituisce la nota e ormai obsoleta legge <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_626" target="_blank">626 del 1994.</a><br />
Oggi vorrei dare uno sguardo veloce solo ad alcune parti del nuovo decreto legislativo 81 2008, la cui trattazione completa esula assolutamente dagli scopi, dai testi e degli scopi afferenti a questo blog, e poi diciamoci negli occhi…stiamo parlando di un testo di legge estremamente tecnico di oltre 300 pagine ….</p>
<p>Comunque torniamo a noi, vorrei aprire con voi un piccolo dibattito riguardante la trattazione in materia di illuminazione,  ciò che mi interessa non è però la parte riguardante i requisiti minimi di illuminazione necessari al corretto svolgimento del compito visivo, che vengono trattati in maniera molto più specifica e dettagliata nella <a href="http://www.commissioneilluminotecnica.it/documenti/Norma_UNI_EN_12464-1.09022005.pdf" target="_blank">UNI12464-</a>1 del 2004, vorrei dare uno sguardo invece al Capo V della legge, che stabilisce prescrizioni minime di protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza che possono derivare dall&#8217;esposizione alle radiazioni ottiche artificiali durante il lavoro con particolare riguardo ai rischi dovuti agli effetti nocivi sugli occhi e sulla cute.</p>
<p>Quando si parla di radiazioni ottiche si intendono tutte le radiazioni comprese tra gli 100nm e 1mm quindi dagli ultravioletti (UVC, UVB, UVA) compresi nella banda tra i 100 e 400 nm ai raggi infrarossi (IRA, IRB, IRC), passando per la componente “visibile” della radiazione, compresa, come noto, da 380 a 780 nm.</p>
<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/SpettroVisibile_daLeScienze.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1940" title="SpettroVisibile diagramma spettrale" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/SpettroVisibile_daLeScienze-300x231.jpg" alt="SpettroVisibile diagramma spettrale" width="300" height="231" /></a></p>
<p><em>NB ildiagramma è ordinato per valori crescenti di frequenza, se fosse ordinato per lunghezza d&#8217;onda sarebbe l&#8217;inverso</em></p>
<p>Dunque, citando direttamente la legge: “Nell&#8217;ambito della valutazione dei rischi , il datore di lavoro (opportunamente   laureato in fisica <img src='http://www.luxemozione.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> ) valuta e, quando necessario, misura e/o calcola i livelli delle radiazioni ottiche a cui possono essere esposti i lavoratori. Al superamento di detti limiti conseguirà l’attuazione di un piano adeguato che preservi l’incolumità dei lavoratori.<br />
Ma diamo un occhiata a come si dovrebbero calcolare questi limiti secondo quanto previsto nell’ allegato XXXVII, che vi riporto in parte per non annoiarvi, ma che potete trovare <a href="https://share.acrobat.com/adc/document.do?docid=b13ccdfb-7267-4157-a895-b8bce43a5cb6" target="_blank">qua in versione integrale</a>:</p>
<p>Dunque le formule semplificate per la verifica dei valori da confrontare con i valori limite opportunamente tabellati sono:</p>
<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/Formule.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1941" title="Formule" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/Formule-300x271.jpg" alt="Formule" width="300" height="271" /></a></p>
<p>e relativa  legenda:</p>
<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/Legenda-01.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1943" title="Legenda 01" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/Legenda-01-300x126.jpg" alt="Legenda 01" width="300" height="126" /></a><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/legenda-02.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1944" title="legenda 02" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/legenda-02-300x144.jpg" alt="legenda 02" width="300" height="144" /></a></p>
<p>Prendiamo dunque in esame, giusto per fare un esempio la formula (c,d) relativa allo spettro compreso tra 300 e 700nm, che comprende l’ultima parte degli ultravioletti e il visibile esclusa la parte più prossima agli IR.</p>
<p>La formula per la valutazione del valore da confrontare è dato dalla sommatoria del prodotto tra L(λ) che è  un valore di radianza specifico per lunghezza d’onda espresso in W/m<sup>2</sup>*steradiante* nm cioè una densità di emissione spettrale riferita ad un angolo solido sotteso per lunghezza d’onda.</p>
<p>Bene questo L(λ) lo motiplico per B(λ) che è un valore adimensionale che “pesa” il danno fisico per lunghezza d’onda , che trovate opportunamente tabellato qua sotto (tab 1.3)</p>
<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/tab-1.3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1942" title="tab 1.3" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/11/tab-1.3-300x261.jpg" alt="tab 1.3" width="300" height="261" /></a></p>
<p>Credo che fin qua la cosa sia poco chiara a molti di voi, miei cari lettori… nulla di male è roba difficile da digerire, e poi a dire il vero lo scopo di tutta questa spatafiata non è certo la dimostrazione di questa formula, ma l’applicabilità di questa.</p>
<p>Infatti se è vero che molti valori sono tabellati e noti, alcuni rimangono un mistero, ma non un mistero sul significato, ma su chi è in grado di fornire questi dati…beh che poi non è poi un mistero così misterioso, visto che sono ben pochi (spero nessuno a dire il vero) quelli che a casa, al posto della TV hanno un bello spettrografo in grado di fornire tutti i valori di L(λ) che desideriamo  , quindi chi ci rimane? Beh Philips, Osram, Sylvania , ecc, che però…figuriamoci se renderanno mai disponibili i dati top secret sulla composizione spettrale delle proprie miscele di alogenuri e polveri fluorescenti. Quindi attendiamo che siano loro a rilasciare i dati finiti, i valori specifici delle diverse sorgenti che dovranno rispettare i più noti limiti imposti dalla normativa ( e per la cui calcolazione vi rimando all&#8217;allegato XXXVII)</p>
<p>Voi cosa ne pensate?</p>
<p>Spero di non avervi annoiato e…alla prossima!! <img src='http://www.luxemozione.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lighting Design:luci e ombre di una professione</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 22:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cesare</dc:creator>
				<category><![CDATA[INFORMAZIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Vorrei proporvi una mia riflessione con lo scopo di capire la natura della nostra professione e definire quali siano le condizioni per poterla esercitare al meglio.Può sembrare una banalità o una provocazione ma vorrei aprire un confronto su cosa significa oggi progettare nelle diverse realtà professionali alle quali apparteniamo.
Credo che questo sia un tema particolarmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/06/565854511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1402" title="Qual'è la direzione gista" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/06/565854511-300x215.jpg" alt="Qual'è la direzione gista" width="300" height="215" /></a>Vorrei proporvi una mia riflessione con lo scopo di capire la natura della nostra professione e definire quali siano le condizioni per poterla esercitare al meglio.Può sembrare una banalità o una provocazione ma vorrei aprire un confronto su cosa significa oggi progettare nelle diverse realtà professionali alle quali apparteniamo.</p>
<p>Credo che questo sia un tema particolarmente sentito da chi ha deciso di operare nel campo della luce. Il <a href="http://www.luxemozione.com/search?cx=partner-pub-2589491572287538%3Ad2si7q-uzr0&amp;cof=FORID%3A11&amp;ie=ISO-8859-1&amp;q=%22progetto+illuminotecnico" target="_blank">progetto illuminotecnico</a> ad oggi è ancora considerato non indispensabile e quando è presente, troppo spesso, non garantisce standard qualitativi accettabili.<br />
La luce deve essere progettata, e deve essere progettata con attenzione essendo uno dei fattori che maggiormente concorre alla riuscita di un’opera, e deve perciò essere oggetto della stessa competenza e professionalità che caratterizzano le altre componenti di un progetto.<br />
Certo è che ogni edificio è illuminato ma questo non necessariamente significa che quell’impianto sia stato davvero “progettato”.<br />
Sono convinto che una strada percorribile per la soluzione di questo problema è rendere <em>obbligatorio</em> il progetto illuminotecnico; i professionisti saranno tenuti ad assumersi la responsabilità sullo sviluppo e la riuscita del progetto, così come accade per qualsiasi altro tipo di prestazione professionale che si rispetti.</p>
<p>Sono sicuro che ciò porterà ad una maggiore consapevolezza e sensibilità dei progettisti, con l’inevitabile risultato di una più diffusa qualità dei progetti.</p>
<p>L’obbligatorietà del progetto certamente non può offrire garanzie sulla qualità: continueranno ad esserci progetti buoni e progetti meno buoni.</p>
<p>L’appartenenza della progettazione illuminotecnica al campo delle prestazioni concettuali non è sufficiente a definire un valore qualitativo ma piuttosto una serie di processi che susseguendosi portano ad un dato risultato.<br />
È forse nella sensibilità personale unitamente al bagaglio culturale che ognuno si porta dietro che ritroviamo gli elementi che possono essere convogliati in un progetto e che possono determinare, qualora esistenti, non solo la diversità e l’unicità di un progetto, ma le basi per l’eccellenza.</p>
<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/06/Bagaglio1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1414" title="Bagaglio Culturale" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/06/Bagaglio1-300x299.jpg" alt="Bagaglio Culturale" width="243" height="242" /></a></p>
<p>Committenza illuminata, azienda disponibile a sperimentare, sono sicuramente strumenti importanti di supporto al progettista e che possono aiutarlo nel tentativo di offrire al problema che si deve affrontare soluzioni non codificate e ripetitive se pur corrette.</p>
<p>Succede che progettisti o designer affermati, una volta definito un proprio linguaggio compositivo, si trovino ad applicarlo ripetitivamente ad ogni situazione, come segno distintivo.<br />
La ricchezza di un buon progetto nasce invece dall’approcciarlo a mente sgombra da soluzioni preconfezionate ed affrontarlo, ogni volta, con la stessa curiosità e spirito critico.</p>
<p>È necessario praticare una continua ricerca e sperimentazione sentendo il desiderio di mettersi in discussione rischiando ed investendo su noi stessi.<br />
In questo senso l’affermarsi di nuove tecnologie rappresenta una rivoluzione nel nostro settore ed un’occasione  per spingerci a modificare l’approccio al tema progettuale.</p>
<p>Condizione necessaria è poter contare su un <em>Sistema Progetto</em> culturalmente educato a supportare queste sfide; committenza ,<strong> progettisti ed aziende devono ricercare il medesimo fine</strong>.</p>
<p>Credo che l’industria italiana, caratterizzata da quell’artigianato evoluto cha ha decretato il successo del <strong>Made in Italy</strong>, debba continuare a credere in questa cultura del progetto e mettere a disposizione gli strumenti  non perdendo la dimensione di veri e propri laboratori di ricerca.</p>
<p>Come dicevo questa è una mia riflessione che spero possa essere un buon punto di partenza per una ingarbugliata discussione da dipanare assieme. <img src='http://www.luxemozione.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Cosa ne pensate?</p>


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		<title>Ecco come ti controllo il mercato dei LED</title>
		<link>http://www.luxemozione.com/2009/03/come-ti-controllo-il-mercato-dei-led.html</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 14:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[LED]]></category>
		<category><![CDATA[Osram]]></category>
		<category><![CDATA[philips]]></category>

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		<description><![CDATA[Come già accennato nello scorso articolo il mercato delle lampade tradizionali (incandescenza e scarica in gas in generale) sono gestiti in Europa in regime duopolistico da Osram e Philips. Le cose potevano essere diverse per il mercato del LED, forse non lo sapete, ma nel mondo sono molteplici le aziende in grado di produrre LED, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/03/1128411_37648354.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-878" title="Philips led Royalties" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/03/1128411_37648354-300x202.jpg" alt="Philips led Royalties" width="300" height="202" /></a>Come già accennato nello<a href="http://www.luxemozione.com/2009/03/luce-ecologica-incandescenza-vs-fluorescenza.html" target="_blank"> scorso articolo</a> il mercato delle lampade tradizionali (incandescenza e scarica in gas in generale) sono gestiti in Europa in regime duopolistico da Osram e Philips. Le cose potevano essere diverse per il mercato del LED, forse non lo sapete, ma nel mondo sono molteplici le aziende in grado di produrre LED, ma purtroppo a quanto pare non è così per le tecnologie di gestione, di interfaccia sul chip, ecc, cioè tutto quello che riguarda il sistema strettamente preposto al corretto  funzionamento dei diodi.</p>
<p>La Philips infatti, forte dell&#8217;acquisto di ColorKinetics nel 2007 per la modica cifra di 791 milioni di dollari, è diventata proprietaria di circa 1000 brevetti relativi allo sviluppo della tecnologia LED , nell&#8217;accezione più ampia del termine.<br />
Quindi l&#8217;azienda olandese dall&#8217;alto del suo trono, a partire dal giugno 2008, ha introdotto una<a href="http://www.ledsmagazine.com/news/5/7/3" target="_blank"> programma  di licens patent</a> rivolta  alle  sorgenti tradizionali e, novità delle novità,  estesa alla tecnologia LED. In sostanza viene imposto l&#8217;obbligo a tutti coloro che utlizzano led sia per corpi illuminanti, sia per insegne luminose  a pagare le royalties sui brevetti di proprietà Philips.</p>
<p>I livelli di costo previsti in caso di utlizzo di tecnologia led non Philips (es Cree) sono 3:</p>
<ul>
<li>3% sul prezzo netto di vendita per apparecchi con sorgenti led di colore bianco</li>
<li>4% sul prezzo netto di vendita per apparecchi con sorgenti led di colore bianco regolabile</li>
<li>5% sul prezzo netto di vendita per i sistemi a LED cambiacolore.</li>
</ul>
<p>Ovviamente il pagamento della quota parte non dovuto se la tecnologia LED è Philips, cioè se io costruttore decido di utilizzare Lumileds per i miei bei prodotti non devo pagare nulla (e ci mancava altro).</p>
<p>Nell&#8217;ottobre del 2008 è stato <a href="http://www.ledsmagazine.com/news/5/9/31" target="_blank">sottoscritto un accordo </a>tra Osram e Philips (nemiche giurate da sempre) che estende  l&#8217;esenzione di pagamento delle royalties anche alla tecnologia dell&#8217;azienda tedesca.</p>
<p>In particolare l&#8217;ccordo è rivolto all&#8217;utilizzo di &#8220;componenti significativi&#8221; Osram , cioè Modulo Osram, Alimentatore Osram, Sistema di controllo Osram, non è incluso nell&#8217;accordo  l&#8217;utilizzo di led singoli. Quindi i corpi illuminanti <a href="http://www.osram-os.com/osram_os/EN/" target="_blank">con led di tecnologia tedesca</a> sono soggetti al pagamento di Royalties.</p>
<p>A mio parere una politica al limite della decenza che in sostanza dovrebbe garantire  a Philips prima di tutto e Osram poi di mantenere inalterata l&#8217;egemonia sulla produzione delle sorgenti luminose, estendendola anche al mondo del LED. E quindi mettere al sicuro il controllo di tutta la fetta di mercato riguardante il LED che, previsioni alla mano, sarà una fetta via via sempre più grande, visto che  il futuro dell&#8217;illuminazione sarà allo stato solido (SSL).<br />
Voi cosa ne dite, riusciranno veramente  i due giganti europei ad imporre questa politica a tutte le aziende mondiali produttrici di LED? Io spero di no!</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>C&#8217;era una volta la ILTI luce</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 22:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[ilti luce]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; proprio il caso di dirlo, la Philips non si smentisce mai. L&#8217;estrema aggressività della politica acquisti dell&#8217;azienda olandese non è certo una novità, credo si basi sul principio chiave &#8220;se non riesci ad uccideli fatteli amici&#8221; o meglio coprali, sto parlando delle aziende che negli ultimi anni sono state acquistate dalla Philips tra cui, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/02/1111941469_5da870d0db_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-806" title="In vendita" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/02/1111941469_5da870d0db_o-300x199.jpg" alt="In vendita" width="300" height="199" /></a>E&#8217; proprio il caso di dirlo, la Philips non si smentisce mai. L&#8217;estrema aggressività della politica acquisti dell&#8217;azienda olandese non è certo una novità, credo si basi sul principio chiave &#8220;se non riesci ad uccideli fatteli amici&#8221; o meglio coprali, sto parlando delle aziende che negli ultimi anni sono state acquistate dalla Philips tra cui, esempio eclatante la <a href="http://www.ledsmagazine.com/news/2/8/16" target="_blank">Lumileds, acquistata nel 2005</a> per una cifra esorbitante,  750 milioni di euro!<br />
Beh che l&#8217;azienda di Eindhoven stesse per mettere mano al portafogli era nell&#8217;aria, fino a poco tempo fa si sembrava  addirittura che stesse per acquistare Artemide, voci di corridoio poi smentite nel mese  di Dicembre. Sorte diversa è toccata alla ILTI luce, si proprio loro quelli con il catalogo arancione, che due giorni fa, come segnalatomi da un comunicato stampa di mr. Bigatti in persona, è stata ceduta alla Royal Philips per una cifra non ancora resa nota. O meglio è stato sottoscritto un accordo che porterà alla cessione dell&#8217;azienda italiana entro primo trimestre del 2009.</p>
<p>Per chi non lo sapesse ILTI luce è un&#8217;azienda con sede a Torino, fondata nel 1989, i cui prodotti, le fibre ottiche prima e i led poi, sono (erano) destinati prevalentemente al settore museale , all&#8217; architettura d&#8217;interni e ai negozi . tra cui spiccano  il Museo Egizio di Torino e la Necropoli Vaticana. Un settore dove probabilmente la Philips non si sentiva particolarmente aggressiva.</p>
<p>La ILTI, come dice il comunicato stampa,  è un&#8217;azienda nella quale sono impiegati 30 dipendenti e il cui fatturato è cresciuto molto nel corso nel 2008 e che, con l&#8217;inserimento all&#8217;interno del settore unita&#8217; di business Professional Luminaires di Philips, potrà crescere ulteriormente sfruttando i canali distributivi dell&#8217;azienda olandese.<br />
Queste le dichiarazioni di Yves Di Benedetto, presidente e a.d. di Philips Italia:&#8221;con l&#8217;acquisizione di Ilti Luce facciamo un altro passo importante nel nostro percorso di crescita che ci vede impegnati a valorizzare la<br />
qualita&#8217; italiana nel mondo e che dimostra la voglia di Philips di investire pur in un momento difficile  ell&#8217;economia come l&#8217;attuale&#8221;.</p>
<p>Speriamo solo che, tanto per cambiare, l&#8217;inserimento in un indotto di un&#8217;azienda gigantesca non porti ad una minor qualità del prodotto finale. Certo è che Philips da ora in avanti avrà  modo di alloggiare i tanto decantati prodotti Lumileds all&#8217;interno di &#8220;case&#8221; made in Italy sicuramente più interessanti di quelli proposti sin ora.<br />
Voi cosa ne dite?</p>


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		<title>Lamptech, un museo online sull&#8217;illuminazione</title>
		<link>http://www.luxemozione.com/2009/01/lamptech-un-museo-online-sullilluminazione.html</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 20:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come sapete sono sempre alla ricerca di argomenti nuovi, interessanti e soprattutto utili da presentarvi,  devo dire che il web è sempre di più fonte di ispirazione e risorsa immancabile. L&#8217;altro giorno navigando qua e la ho trovato un sito veramente utile, destinato a tutti gli appassionati di illuminazione, sia professionisti, che amatori, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/01/in-ta-ge-25w-filament.jpg"><img class="size-medium wp-image-623 alignleft" title="in-ta-ge-25w-filament" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2009/01/in-ta-ge-25w-filament-300x200.jpg" alt="in-ta-ge-25w-filament" width="300" height="200" /></a>Come sapete sono sempre alla ricerca di argomenti nuovi, interessanti e soprattutto utili da presentarvi,  devo dire che il web è sempre di più fonte di ispirazione e risorsa immancabile. L&#8217;altro giorno navigando qua e la ho trovato un sito veramente utile, destinato a tutti gli appassionati di illuminazione, sia professionisti, che amatori, ma anche studenti alla ricerca di informazioni utili sul mondo e sulla storia delle sorgenti d&#8217;illuminazione.</p>
<p>Sto parlando di <a href="http://www.lamptech.co.uk/">http://www.lamptech.co.uk</a>,  sito-museo inglese interamente destinato alla tecnologia delle lampade. Troverete decine di esempi illustrati,  dalla vecchia lampada ad incandescenza con filamento in carbonio, alle più moderne sorgenti a scarica.<br />
Un sito veramente ben fatto dove  ogni articolo presente viene descritto in maniera molto chiara ed esplicativa con Immagini, dettagli e  grafici.</p>
<p>Un luogo di raccolta di informazioni preziosissime e devo dire assolutamente non facili da reperire, che nasce nel 2003 e da allora in costante aggiornamento.<br />
Di particolare interesse la sezione video, dove si possono trovare interessantissimi filmati esplicativi sul funzionamento delle varie sorgenti presentate, tra gli altri il ciclo degli alogeni, che avviene appunto durante il funzionamento di una sorgente ad alogeni.<br />
Immancabile la sezione link dove troverete  tra l&#8217;altro nella sezione Historic Collections,  nella quale rimarrete intrappolati in un susseguirsi di informazioni eccezionali contenute in altrettanti siti  che si occupano di illuminazione e dove troverete foto, documenti e quant&#8217;altro vi possa venir in mente sull&#8217;illuminazione.</p>
<p>Una risorsa immancabile che dovete assolutamente salvare tra i preferiti.<br />
Complimenti agli autori del sito, bel lavoro!</p>
<p>Buona lettura e alla prossima.</p>


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		<title>Una piazza di luce: archivio per l&#8217;illuminazione pubblica</title>
		<link>http://www.luxemozione.com/2008/12/archivio-dellilluminazione-pubblica.html</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 21:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le nostre strade sono costellate da migliaia di apparecchi di illuminazione, ognuno di essi più o meno conosciuti, diverse forme, diverse fatture, vecchi, nuovi, arrugginiti, spesso delle vere e proprie cariatidi del tempo.
Forse qualcuno di voi si sarà domandato&#8230;accidenti chissà chi lo produce e chissà se esite ancora a catalogo? Domande a cui spesso è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2008/12/9356_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-476" title="Pollice illuminazione" src="http://www.luxemozione.com/gaianorm/2008/12/9356_1-212x300.jpg" alt="Pollice illuminazione" width="169" height="239" /></a>Le nostre strade sono costellate da migliaia di apparecchi di illuminazione, ognuno di essi più o meno conosciuti, diverse forme, diverse fatture, vecchi, nuovi, arrugginiti, spesso delle vere e proprie cariatidi del tempo.</p>
<p>Forse qualcuno di voi si sarà domandato&#8230;accidenti chissà chi lo produce e chissà se esite ancora a catalogo? Domande a cui spesso è difficile dare una risposta.<br />
Per fortuna c&#8217;è chi, mosso dalla semplice passione per l&#8217;illuminazione, si è dedicato a costruire un articolato archivio pubblico di apparecchi di illuminazione stradali. Sto parlando del sito francese <a href="http://phozagora.free.fr/">&#8220;Phozagora</a><span class="titreh1"><a href="http://phozagora.free.fr/">&#8220;</a>, il cui nome deriva dall&#8217;unione di una parola grega Phos=Luce e Agora=piazza, <span id="more-475"></span>sito che, grazie all&#8217;apporto di aziende e professionisti illuminotecnici,  dal 2006 è  in continuo aggiornamento. Torverete i riferimenti delle principali aziende del settore, sia francesi, che italiane, ancora esistenti, o ormai scomparse (azienda milanese Pollice, che ha fatto la stria dell&#8217;illuminazione stradale): foto di apparecchi installati, nuovi e non più esistenti, immagini di catalogo d&#8217;apoca, e quant&#8217;altro vi possa venir in mente.<br />
</span></p>
<p><span class="titreh1">Lavoro veramente impressionante!</span></p>
<p><span class="titreh1">Complimenti e buon lavoro.</span></p>
<p><span class="titreh1">cos ne dite??<br />
</span></p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Grado di protezione per l&#8217;illuminazione&#8230;questo sconosciuto</title>
		<link>http://www.luxemozione.com/2008/11/grado-di-protezione-ip-questo-sconosciuto.html</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 17:09:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[ILLUMINOTECNICA]]></category>
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		<description><![CDATA[
Architetto mi scusi&#8230;ma per queste lampade per la camera da letto non ci vorra un IP68???  
Scherzo ovviamente ma, non so voi, ma spesso mi capita di dover discutere (anche con colleghi)  del grado di protezione (IP) più adeguato per corpi illuminanti in una certa installazione, sopratutto in esterno.
Prima di tutto. ma cosa si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="flickr-image" title="Illuminazione sotto la pioggia" rel="flickr-mgr" href="http://www.flickr.com/photos/12227292@N05/3005078255/"><img class="flickr-medium alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3284/3005078255_59e7b49dc9_m.jpg" alt="Illuminazione sotto la pioggia" width="240" height="180" /></a></p>
<p>Architetto mi scusi&#8230;ma per queste lampade per la camera da letto non ci vorra un IP68??? <img src='http://www.luxemozione.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Scherzo ovviamente ma, non so voi, ma spesso mi capita di dover discutere (anche con colleghi)  del grado di protezione (IP) più adeguato per corpi illuminanti in una certa installazione, sopratutto in esterno.<br />
Prima di tutto. ma cosa si intende esattamente per grado di protezione di un corpo illuminante??<br />
Semplice, altro non è che un indice che definisce la capacità di un apparecchio di illuminazione di resistere agli agenti atmosferici, quindi importantissimo per la scelta del prodotto più adeguato in particolar modo quando si deve realizzare un impianto in esterno.<br />
Importante è infatti che tutto l&#8217;apparato elettrico/ottico del nostro prodotto sia adeguatamente protetto dagli agenti atmosferici (polvere, moscerini, pioggia, umidità ,ecc) in modo da preservarne il funzionamento nel tempo.<br />
Il grado di protezione è espresso da una sigla, costituita dalle lettere IP (International Protection) seguite da due cifre. La prima cifra indica la protezione contro il rischio di penetrazione di corpi solidi e dunque anche contro la possibilità di contatti accidentali da parte di un utilizzatore. La seconda cifra indica la protezione contro la penetrazione di sostanze liquide.<br />
Qua sotto trovate  due tabelle nelle quali è indicato il significato di ciascuna cifra  utilizzata nella definizione dell IP.</p>
<p><a class="flickr-image" title="php89zyCL" rel="flickr-mgr" href="http://www.flickr.com/photos/12227292@N05/3005116683/"><img class="flickr-medium" src="http://farm4.static.flickr.com/3203/3005116683_234d4d59f6_b.jpg" alt="php89zyCL" width="459" height="922" /></a></p>
<p class="MsoNormal">Dunque il nostro apparecchio IP68 dell&#8217;inizio altro non è che un prodotto con il massimo di protezione contro la polvere e contro l&#8217;acqua, normalmente utilizzato per installazioni a sommersione (fontane, piscine, ecc)&#8230;altro che camera da letto <img src='http://www.luxemozione.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p class="MsoNormal">Per normali  installazioni in esterno si trovano in commercio prodotti con grado di protezione che varia da IP54 a IP67, ovviamente a voi la scelta a seconda dell&#8217;installazione: ovvio un IP54 ha una protezione meno valida contro l&#8217;aqua di un IPX5 o un IPX6, ma magari è indicatissimo qualora non esposto direttamente alla pioggia.</p>
<p class="MsoNormal">Spero sia chiaro a tutti.</p>
<p class="MsoNormal">fatemi sapere</p>
<p class="MsoNormal">ciao ciao</p>
<p class="MsoNormal">alla prossima!</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Le luci del Duomo di Milano:una lettera dal progettista</title>
		<link>http://www.luxemozione.com/2008/09/le-luci-del-duomo-di-milanolettera-del-progettista.html</link>
		<comments>http://www.luxemozione.com/2008/09/le-luci-del-duomo-di-milanolettera-del-progettista.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 08:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo nel quale ho espresso il mio parere sulla polemica sorta sull&#8217;illuminazione del Duomo di Milano. Giovedì scorso è apparso sul Corriere Magazin un articolo nel quale il lighting designer francese Alain Guilhot esprimeva un giudizio assolutamente negativo in merito: &#8221; quel horreur&#8221; l&#8217;esclamazione! Ed addirittura si proponeva quale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="flickr-image" title="Duomo di Milano, illuminazione" rel="flickr-mgr" href="http://www.flickr.com/photos/12227292@N05/2881963242/"><img class="flickr-medium alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3214/2881963242_923dfd9f05_m.jpg" alt="Duomo di Milano, illuminazione" width="240" height="152" /></a>Qualche giorno fa ho pubblicato un <a href="http://www.luxemozione.com/2008/09/milano-il-duomo-e-lilluminazione-architettonica.html">articolo </a>nel quale ho espresso il mio parere sulla polemica sorta sull&#8217;illuminazione del Duomo di Milano. Giovedì scorso è apparso sul <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_16/magazine_luci_citta_c559576e-83f9-11dd-8a6a-00144f02aabc.shtml">Corriere Mag</a><a href="http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_16/magazine_luci_citta_c559576e-83f9-11dd-8a6a-00144f02aabc.shtml">azin</a> un articolo nel quale il lighting designer francese Alain Guilhot esprimeva un giudizio assolutamente negativo in merito: &#8221; quel horreur&#8221; l&#8217;esclamazione! Ed addirittura si proponeva quale nuovo progettista per l&#8217;illuminazione del Duomo. Non entro in merito delle soluzioni che vengono paventate nell&#8217;articolo, ma la domanda sorge spontanea: ma siamo sicuri che ciò che il francese è abituato a fare in casa, dove la cultura della luce è ben differente, sia anche apprezzato dai cittadini, dalla soprintendenza e dalla Fabbirica del Duomo?</p>
<p>Qua di seguito pubblico una lettera arrivata in redazione dall&#8217;arch. C.Ferrara, presidente <a href="http://www.federlegno.it/tool/home.php?s=0,1,29,43">APIL</a> e co-titolare con l&#8217;ing.Palladino dell&#8217;omonimo <a href="http://www.ferrara-palladino.it/">studio</a>, che qualche anno fa ha progettato l&#8217;attuale impianto per il Duomo e nella quale viene dato un chiaro parere in merito.</p>
<p><em>&#8220;Capita spesso, che nel leggere un articolo su un argomento che si conosce piuttosto a fondo – magari perché inerente alla propria sfera professionale – ci si rammarichi per la forte incompletezza delle informazioni riportate.<br />
Nella grande maggioranza dei casi si sorvola, un po’ per pigrizia un po’ per scarsa fiducia sul diritto di replica, e così ho fatto anch’io dopo aver letto l’articolo sul Corriere della Sera del 4 settembre che riguardava l’illuminazione del Duomo di Milano. Ma dopo aver visto che lo stesso soggetto veniva ripreso sul Magazine del 18 settembre al grido di quel horreur, ho capito che era mio dovere fare chiarezza su una questione che conosco assai bene alla luce del fatto che il mio studio era stato allora incaricato della progettazione di quella illuminazione.<br />
Per tutti coloro che fossero interessati a conoscere come le cose si sono svolte, preciso che l’attuale illuminazione (che non ha goduto di alcuna manutenzione da prima dei lavori di restauro della facciata è il risultato di un lungo e proficuo dialogo con la Sovrintendenza ai Beni Architettonici e più precisamente con l’architetto Corrieri, che in quella occasione (ma sono certa che oggi la sua opinione non sarebbe diversa) aveva tassativamente scartato a priori qualsiasi soluzione spettacolare o in qualche modo fortemente scenografica perché poco consona ad illuminare L’intero monumento, sollecitando se non addirittura imponendo soluzioni moderate volte ad “illuminare in modo da simulare la luce naturale”. Ciò significa che i “faretti”, come li chiama la giornalista del Magazine, in nessun caso si sarebbero potuti posizionare sul monumento, né tanto meno posti ad illuminare dal basso verso l’alto (così innaturale!?!) come quelli dell’immagine riportata a tutta pagina, ma bensì ubicati più lontano a rischiarare in modo il più possibile uniforme l’intera costruzione.<br />
La soluzione adottata andava incontro anche alla committenza AEM che premeva dal canto suo per un impianto tecnicamente ineccepibile e limitata potenza impegnata.<br />
Tutto ciò per dire che prima di pontificare professionisti stranieri (la criticatissima realizzazione del Castello Sforzesco dovrebbe aver insegnato qualcosa), che molto spesso sono considerati migliori solo in quanto tali, si potrebbe volgere lo sguardo verso altri più vicini che nulla hanno da invidiare in capacità ed esperienza, ma a cui forse non viene lasciata altrettanta libertà espressiva. E se proprio l’esterofilia è quella che paga, potrebbe risultare d’interesse per qualcuno che il mio studio in epoca assai più recente ha avuto riconfermate la propria fiducia da un ben noto signore francese, tale Pinault, che insieme all’archistar Tadao Ando, lo ha incaricato prima per Palazzo Grassi e oggi per il museo di arte contemporanea di Punta della Dogana.<br />
Se invece oggi Milano decidesse che le condizioni al contorno si sono nel frattempo modificate e con esse le opinioni e quindi le possibilità fossero più ampie, a quel punto sarei la prima ad esprimere piena disponibilità a misurarmi in questa nuova sfida.</em></p>
<p><em>Cinzia Ferrara&#8221;</em></p>
<p>Per chi è interessato agli sviluppi della faccenda vorrei segnalare che su laRepubblica Milanodi oggi è apparso un articolo nel quale l&#8217;arch.C.Ferrara chiarisce pubblicamente il suo punto di vista.</p>
<p>cosa ne dite?</p>
<p>ciao a tutti</p>


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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 13:57:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Stavo facendo un resoconto a quasi un anno dalla nascita di Luxemozione e devo essere sincero il successo che sto riscuotendo va oltre ogni rosea aspettativa, mai avrei immaginato dopo aver pubblicato le poche righe del manifesto del blog il 30 giugno 2007 che sarei arrivato ad ottenere oltre 2000 accessi al mese (che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="flickr-image" title="php3XwxiP" rel="flickr-mgr" href="http://www.flickr.com/photos/12227292@N05/2613455204/"><img class="alignleft flickr-medium" style="float: left;" src="http://farm4.static.flickr.com/3280/2613455204_8f2c5b2261_t.jpg" alt="php3XwxiP" /></a> Stavo facendo un resoconto a quasi un anno dalla nascita di Luxemozione e devo essere sincero il successo che sto riscuotendo va oltre ogni rosea aspettativa, mai avrei immaginato dopo aver pubblicato le poche righe del manifesto del blog il 30 giugno 2007 che sarei arrivato ad ottenere oltre 2000 accessi al mese (che potrebbero essere di più se non fosse accaduto il patatrack di blogger&#8230;.che mi ha costretto come ricorderete a migrare su wordpress).</p>
<p>Gran parte della diffusione delle notizie pubblicate su Luxemozione e dell&#8217;ottimo posizionamento (per me&#8230;) su motori di ricerca è stato possibile grazie all&#8217;utilizzo di siti di condivisione notizie come Diggita.it, che a proposito proprio in questi giorni compie un anno di vita&#8230;</p>
<p><span class="news-body-text"><span id="ls_contents-0"><a href="http://www.diggita.it">diggita.it</a> compie un anno e per festeggiare l&#8217;evento regala il 100% dei profitti pubblicitari a tutti gli iscritti!!<br />
Per festeggiare il primo compleanno e per tutta l&#8217;estate verranno assegnati il 100% dei proventi adsense a tutti gli iscritti storici (iscritti prima del 26 giugno 2008) al posto del 50%!!! </span></span></p>
<p>BUON COMPLEANNO DIGGITA</p>


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