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LED, luce dal DNA di salmone

E’ veramente strabiliante, ogni giorno la tecnologia LED ci presenta una novità: il coinvolgimento delle scienze nell’evoluzione di questi minuscoli pezzetti di silicio in grado di emettere luce è totale. Elettronica, chimica, fisica, nanotecnologia,  ecc. tutti indaffarati a ricercare il modo  di rendere questa tecnologia sempre più efficiente, sempre migliore, ogni giorno di più: quello che c’era ieri è ormai obsoleto, così come quello che oggi abbiamo a disposizione, domani o magari già stasera sarà sorpassato.

E’ incredibile fin dove ci si può spingere: dovete sapere infatti che l’Università del Connecticut (USA) ha trovato il modo di migliorare le prestazioni dell’emissione luminosa del LED aggiungendo DNA all’interno del materiale  preposto alla conversione della luce in UV in luce visibile.

Il gruppo di ricerca americano, guidato dal prof Gregory Sotzing,  ha dunque aggiunto alla spirale di DNA (di salmone) del materiale fluorescente, successivamente incorporato all’interno di nano fibre, ottenendo in questo modo un materiale impiegabile nello sviluppo di un nuovo tipo di LED organici.

Il vantaggio dell’utilizzo del polimero di DNA risiede proprio nell’elevata resistenza di quest’ultimo: “il DNA è un polimero molto resistente, è  in grado di resistere ben 50 volte più a lungo dei polimeri normalmente impiegati” spiega il dr Sotzing.

La tecnologia impiegata consente di regolare il colore della luce emessa grazie all’utilizzo di due layer sovrapposti, non in contatto tra loro, ma separati dall’enorme distanza di 2-10nm. In questo modo quando il diodo emette UV, il primo layer converte la luce invisibile ad alta frequenza in luce blu, successivamente il secondo leyer, posizionato alla giusta distanza dal primo, sarà in grado di convertire la luce blu in arancio.

Variando le percentuali di materiale costitutivo dei due strati emissivi, gli scienziati sono in grado di controllare, in modo estremamente semplice, la qualità della luce emessa: ad esempio variando la percentuale di DNA da 1.33% a 10% è possibile cambiare la luce da bianco caldo a freddo.

Altro vantaggio di questa nuovo materiale è, oltre ad una maggior longevità,  anche una miglior efficienza della conversione della luce che avviene nei substrati fluorescenti, grazie proprio all’impiego delle microfibre di DNA.

Per realizzare le microfibre gli scienziati hanno realizzato una soluzione di DNA di salmone, successivamente miscelato con due tipi di coloranti fluorescenti . La soluzione DNA+fluorescenti viene successivamente pompato lentamente attraverso minuscole testine, nel momento in cui il liquido asciuga formano delle nano fibre che vengono depositate su un piano di vetro, a formare una sorta d i tappeto, che  successivamente viene depositato direttamente sul diodo  UV, trasformandolo in  LED a luce bianca.

Beh che dire, interessante no? Certo è che non è state ancora annunciate ufficialmente nel dettaglio  le caratteristiche  di questo DNA-LED (ad esempio l’efficienza luminosa), ma non ho dubbi, visto la velocità con cui si  muove la ricerca sui LED, che tra poco ne sapremo di più.

Ciao e a presto!

Via technologyreview

Giacomo

Giacomo Rossi, architetto e lighting designer free lance, fondatore di Luxemozione.com. Dopo anni di attività nella progettazione della luce, fonda assieme ad altri colleghi LDT-Lighting Design Team , studio multidisciplinare di progettazione della luce. Alla progettazione affianca l'attività come docente presso il Politecnico di Milano e altre importanti scuole di architettura e design. tra cui IED Istituto Europeo di Design. E' inoltre autore di articoli su riviste del settore illuminotecnico. Dal 2014 è membro del Consiglio Direttivo di Apil-associazione dei professionisti dell'illuminazione.

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