tartarughe marine by night AI Generated with Sora
Giusto un anno fa avevo pubblicato un post qua su Luxemozione sul tema dell’inquinamento Luminoso e sue evoluzioni rispetto alle definizioni originali di 25-30 anni fa. Vi Rimando all’articolo di Settembre 2024, al link qua di seguito per rinfrescare la memoria: Inquinamento Luminoso 2.0 verso una nuova consapevolezza
[immagine in header generata con Sora AI]
In questi 12 mesi ci son state delle evoluzioni in materia, delle good news che riguardano proprio la relazione tra luce artificiale e salvaguardia dell’habitat naturale. Mi riferisco alle linee guida Life Turtlenest di Legambiente, curate dall’amica Chiara Carucci, lighting designer titolare di Noctua.life, volte alla preservazione dell’habitat delle tartarughe Caretta caretta lungo le coste dell’Italia. Vediamo più nel dettaglio.
Ne ho parlato anche sul profilo Instagram di Luxemozione:
L’inquinamento luminoso è una delle forme di alterazione ambientale più diffuse e sottovalutate. Non si limita alla perdita della visione della volta celeste, ma comprende tutti gli effetti indesiderati della luce artificiale notturna. Secondo la definizione condivisa da DarkSky International, esso si manifesta in quattro modalità principali: skyglow, glare, light trespass e spill light , più nel dettaglio:
Giusto per dare un’idea dell’evoluzione del fenomeno, soffermandosi solo sulla volta celeste, secondo lo studio Globe at Night (Kyba et al., 2023), la luminosità del cielo notturno è aumentata del 9,6% all’anno tra il 2011 e il 2022. Questo valore è molto più alto delle stime satellitari precedenti (~2% annuo). Trovate approfondimenti su questa pagina di DarkSky
Dunque nella moderna e condivisa definizione di Light Pollution, quello che a me piace chiamare Inquinamento luminoso 2.0, si includono:
Un esempio emblematico della connessione tra luce artificiale e biodiversità è rappresentato dal progetto europeo LIFE Turtlenest, coordinato da Legambiente e finanziato dalla Commissione Europea.
Negli ultimi anni le tartarughe marine Caretta caretta hanno iniziato a nidificare sempre più frequentemente lungo le coste del Mediterraneo occidentale, in particolare in Italia. La schiusa delle uova avviene di notte: i piccoli si orientano grazie al contrasto naturale tra l’orizzonte scuro della terra e quello più luminoso del mare. Le luci artificiali, provenienti da stabilimenti balneari, strade o passeggiate costiere e abitazioni vicine, disorientano gli esemplari neonati, che finiscono per dirigersi verso l’entroterra, condannandosi a morte certa o diventando prede facili.
Le conseguenze sono drammatiche: aumento della mortalità giovanile e riduzione della capacità della specie di colonizzare nuove aree. In un contesto in cui i cambiamenti climatici stanno già spingendo la Caretta caretta a modificare la propria distribuzione, l’illuminazione artificiale diventa un ulteriore ostacolo alla sopravvivenza.
Qua un video tratto da una puntata di Linea Blu di RAI1 del 6 settembre scorso (qua trovate la puntata completa) dove si è parlato anche del progetto di salvaguardia dei nidi delle tartarughe Caretta caretta lungo la costa della Campania, con interviste ad alcuni attori coinvolti, tra cui Chiara Carucci.
Per rispondere a questa sfida, il progetto ha prodotto un documento tecnico di riferimento: le Linee guida per la riduzione dell’inquinamento luminoso a tutela delle tartarughe marine (2025). Si tratta di un lavoro curato da specialisti, tra cui appunto Chiara Carucci, lighting designer titolare di Noctua.life.
Le linee guida si possono scaricare a questo link
Il documento sintetizza criteri illuminotecnici e indicazioni operative replicabili anche oltre i contesti costieri.
I principi generali del documento sono cinque e coincidono con le raccomandazioni internazionali promosse da DarkSky International:
A questi principi si aggiungono indicazioni specifiche per i diversi attori:
Le linee guida forniscono anche valori di riferimento molto chiari, ad esempio: 5 lux per giardini e camminamenti, 10 lux per vialetti e parcheggi, 50 lux per aree di carico/scarico e solo 100 lux per attività sportive o manutentive.
Ma vi rimando al documento integrale per tutti gli approfondimenti: Le linee guida si possono scaricare a questo link
Ciò che rende il documento particolarmente rilevante è la sua “trasferibilità”. Sebbene nasca per tutelare i nidi di tartaruga marina, i criteri possono essere applicati a molte altre situazioni:
In questo senso, il caso Turtlenest diventa un laboratorio di lighting design sostenibile, la sua forza sta nell’aver tradotto principi scientifici e conservazionistici in regole pratiche di progettazione: valori illuminotecnici, orari, scelte spettrali, tecniche di schermatura.
Dunque, concludendo, l’inquinamento luminoso è oggi una questione centrale per chi si occupa di luce. Non basta più parlare di efficienza energetica: serve affrontare la qualità dell’illuminazione in rapporto al buio, inteso come bene comune. Le linee guida Turtlenest mostrano come sia possibile unire esigenze di sicurezza, comfort e fruizione turistica con la tutela della biodiversità e del paesaggio.
Per i lighting designer significa assumersi una responsabilità più ampia: ogni progetto può diventare strumento di equilibrio tra sviluppo e conservazione. Per le istituzioni significa tradurre queste linee guida in regolamenti e pratiche operative. Per la comunità significa riscoprire il valore della notte, del buio e del cielo. Solo così sarà possibile, davvero, illuminare senza inquinare.
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