Oggi, prendendo spunto da un breve scambio di pensieri con l’amico Matteo Saraceni (sul cui blog troverete molti dati interessanti sull’illuminazione a led in ambito stradale, e molto altro),vorrei introdurre l’argomento spinoso dell’illuminazione sui luoghi di lavoro che ad oggi è normato, in ordine gerarchico, dal testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro DM 81/2008 , di cui abbiamo parlato qualche tempo fa e che tratta anche il tema dell’illuminazione, demandando però la trattazione specifica alla normativa in vigore: la UNI 12464-1 del 2004 “illuminazione dei posti di lavoro” che ha sostituito la storica UNI 10380 del 1994.
Come vi dicevo un argomento spinoso , di cui si parla un sacco in ambito accademico, ma che molto pochi conoscono o applicano in maniera corretta nella pratica. Cioè, secondo uno stile tutto italiano, la norma esiste ed anche ben fatta, ma nessuno si pone il problema di controllarne l’applicazione.
“Ma cosa vuoi che siano qualche lux in più o in meno sul banco di una scuola o in una sala operatoria? “ qualcuno potrebbe aver l’ardire di pensare… beh dovete sapere che il punto che sta alla base di tutta la normativa in materia è la garanzia che lo svolgimento del lavoro all’interno del compito visivo (Insieme degli elementi visivi del lavoro effettuato) avvenga per prima cosa in sicurezza, preservando l’integrità del processo di visione, e garantendo la miglior condizione di benessere psico-fisico possibile.
Condizioni che devono essere garantite tramite una corretta illuminazione, dove per corretta non signifca solamente “livelli di illuminamento”, o ” lux” se preferite, ma anche :
- distribuzione delle luminanze;
- abbagliamento;
- direzione della luce;
- resa dei colori e colore apparente della luce;
- sfarfallamento;
- controllo della luce diurna.
Parametri che, se ben controllati e calibrati, sono in grado di definire uno spazio di lavoro ottimale dal punto di vista illuminotecnico.
Più nello specifico la normativa definisce per ciascuna tipologia di lavoro, dall’ufficio alla catena di montaggio, dei parametri di rifermento da rispettare. Vediamo nel dettaglio di cosa sto parlando:
Per quanto riguarda i livelli di illuminamento, sono specificati dei valori medi mantenuti minimi da garantire all’interno del compito visivo e zone circostanti ad esso e che il valore di uniformità minimo U=Emin/Emed sia maggiore di 0,7.

Garantire la giusta distribuzione dei livelli di illuminamento e delle luminanze nella zona del compito e nella zona circostante è di importanza fondamentale al corretto svolgimento della prestazione visiva.
Altro punto di cui tener conto nella progettazione di un ambiente di lavoro è l’abbagliamento, ovvero il controllo di questo fenomeno al fine di ridurne gli effetti indesiderati.
Brevemente, il fenomeno dell’abbagliamento si manifesta quando livelli eccessivi di luminanza sono presenti all’interno del campo visivo provocando di conseguenza sensazione di disagio, riduzione della visibilità e della prestazione visiva. Si possono distinguere due grandi famiglie di abbagliamento: diretto o riflesso, il primo generato direttamente dalle sorgenti presenti del campo visivo, il secondo, appunto, per riflessione di queste sul piano di lavoro o sul monitor.

Gli effetti del fenomeno dell’ abbagliamento sulla prestazione visiva vengono distinti in:
- disability glare , o abbagliamento debilitante (o fisiologico): si intende un peggioramento istantaneo delle funzioni visive. Impedisce la sensibilità al contrasto dell’occhio e quindi la visione;
- discomfort glare, o abbagliamento molesto (o psicologico): è quello che più comunemente si riscontra negli interni e designa un tipo di abbagliamento che provoca una sensazione di disagio soggettivo.
Nella normativa viene precisato che: “Se i limiti dell’abbagliamento molesto sono soddisfatti, l’abbagliamento debilitante assume generalmente un’importanza trascurabile”.
Per tener sotto controllo il fenomeno di abbagliamento molesto si utilizza il parametro UGR, che sostituisce di fatto le curve di Sollner, utilizzate nella vecchia UNI 10380.L’UGR (Unified Glare Rating) permette di valutare la “dimensione” del fenomeno di abbagliamento tenendo conto di luminanza di fondo, luminanza dell’apparecchio, posizione dell’osservatore e le geometrie della stanza e si riassume nella seguente formula:
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di cui l’amico Davide ebbe modo di parlare in un vecchio post e a cui rimando per una trattazione più dettagliata.
Il controllo dell’abbagliamento può essere garantito scegliendo in maniera adeguata il corpo illuminante, per il quale viene imposto, tra l’altro, un angolo di schermatura in base alla luminanza della sorgente:

e nel qual ruolo di fondamentale importanza gioca la distribuzione della luce, qua sotto una classica distribuzione batwing, in cui sono visibili anche i limiti per apparecchi BAP (Bildschirm Arbeit Platz) e Dark light utilizzati in aree con videoterminale.

Per quanto riguarda la direzionalità va detto che la ripartizione spaziale della luce secondo le diverse direzioni è un elemento importante e spesso decisivo per la visione dei rilievi. La presenza di ombre particolarmente marcate può provocare fenomeni di adattamento dell’apparato visivo troppo bruschi:

Infine temperatura colore e indice di resa cromatica sono parametri che la normativa definisce per ciascuna categoria, poiché da essa possono prescindere le attività svolte all’interno dell’ambiente di lavoro.


Per la prestazione visiva e la sensazione di comfort e di benessere è importante che nell’ambiente i colori degli oggetti e della pelle umana siano resi in modo naturale, corretto e che facciano apparire le persone attraenti e in buona salute, così come la scelta dell’adeguata temperatura di colore può garantire il top del comfort psicologico e quindi l’adeguato svolgimento delle mansioni all’interno dello spazio lavorativo.
In realtà esistono altri due fattori di cui tener conto nella progettazione illuminotecnica nei luoghi di lavoro: la componente di luce naturale e il così detto fenomeno di sfarfallamento.
La penetrazione della luce naturale nell’ambiente, che da un lato deve essere controllata con sistemi di oscuramenti adeguati a limitare fenomeni di riflessione e abbagliamento, dall’altro può dare benefici dal punto di vista energetico: pensate ad un sistema in grado di leggere la quantità di luce naturale all’interno della stanza e di conseguenza regolare la componente artificiale.

Per quanto riguarda l’effetto sfarfallamento o flickering, dovete sapere che le lampade a scarica, alimentate a tensione alternata, si accendono e si spengono con una frequenza di 100 Hz, cioè ad ogni cambio della polarità della tensione. L’effetto di sfarfallio può essere completamente evitato con l’impiego di reattori elettronici ad alta frequenza,superiore a 20.000 Hz. Il fenomeno, se non controllato può avere effetti negativi sulla visione.Qua di seguito un grafico esplicativo della frequenza di funzionamento delle sorgenti a scarica.

Dunque numerosi sono i parametri da controllare e, per riallacciarmi al discorso intavolato con Matteo sulle plafoniere a LED, beh… ben vengano le innovazioni, ma attenzione, perché non basta palare di vita media o lux a terra per fare di un plafoniera un’ottima plafoniera da utilizzare a scuola o in ufficio. A proposito visto che si parla di illuminazione per interni a LED vi rimando all’ottimo articolo scritto proprio da Matteo sul suo bolg: ecco qua il link diretto.
Ovviamente per una trattazione più dettagliata vi rimando alla normativa che potete acquistare sul sito dell’ UNI e a testi e manuali specifici, tra cui il Manuale dell’ Illuminazione, in cui il tema è trattato in modo molto dettagliato.
Ciao e alla prossima.























27. gennaio 2010 alle 11:26
Mi occupo di illuminazione a led e devo dire che hai fatto un articolo veramente molto interessante !