HomeILLUMINOTECNICAIlluminazione nei luoghi di lavoro: cosa cambia con la UNI EN 12464-1:2021

Illuminazione nei luoghi di lavoro: cosa cambia con la UNI EN 12464-1:2021

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La revisione del 2021 della norma UNI EN 12464-1: illluminazione nei luoghi di lavoro in interno, considera in modo più esplicito lo spazio e le esigenze degli utenti. È un riferimento più articolato e rimane uno degli strumenti del progetto: la qualità dell’illuminazione dipende da come i suoi parametri entrano nel processo progettuale.

Quando inizio un progetto di illuminazione, parto dal luogo, dalle attività che dovrà accogliere e dalle persone che lo useranno. Da qui prende forma il concept, che passa poi attraverso calcoli, verifiche, dettagli costruttivi, realizzazione e messa a punto.

La norma entra all’interno di questo percorso, traduce alcune scelte in prestazioni verificabili e torna utile nei calcoli, nella documentazione e nel collaudo. Il progetto comprende anche la conoscenza dello spazio e il confronto con ciò che accade a impianto acceso.

Tra gli obiettivi dichiarati della norma ci sono il comfort visivo, la prestazione visiva e la sicurezza. Queste tre esigenze spiegano perché esistono i requisiti che seguono. L’ambiente luminoso deve permettere alle persone di svolgere i compiti con efficacia, in condizioni di comfort e sicurezza. La UNI chiarisce però anche il proprio perimetro: non sostituisce le prescrizioni di legge sulla salute e sicurezza (in Italia, il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e successive modifiche), sebbene i suoi requisiti concorrano generalmente a soddisfarne le esigenze. (punti 1 e 5.1)

Nel 2015 avevo dedicato un articolo di Luxemozione alla UNI EN 12464-1:2011. La normativa nel frattempo è stata aggiornata, resta valida l’idea di fondo: l’illuminamento sul piano di lavoro non descrive, da solo, la qualità della luce.

L’edizione 2021 della UNI EN 12464-1 aggiorna alcuni valori, ma soprattutto lega con maggiore chiarezza il compito visivo allo spazio, alle esigenze di chi lo occupa e al funzionamento dell’impianto nel tempo. Il rischio è prendere questa struttura più completa e ridurla a pochi numeri da inserire in un capitolato.

Dal piano di lavoro allo spazio

I 500 lx (medi e mantenuti) per scrittura, lettura ed elaborazione dati in ufficio erano già presenti nel 2011 e in quella precedente del 2004. Anche la distinzione fra area del compito, area immediatamente circostante e sfondo era già prevista. La nuova edizione la sviluppa in modo più articolato e chiarisce meglio come individuare e documentare le aree di calcolo.

Dimensioni e posizione del compito o dell’attività devono essere dichiarate; se non sono ancora note, si possono assumere aree più estese, da riesaminare quando il progetto viene definito. (UNI EN 12464-1:2021, punti 5.3.3-5.3.6 e 6.2.2).

Il cambiamento più visibile è nei prospetti, che riportano anche illuminamenti per pareti, soffitto e volume occupato. Per scrittura, lettura ed elaborazione dati sono indicati 150 lx mantenuti sulle pareti, 100 lx sul soffitto e 150 lx di illuminamento cilindrico medio mantenuto.

Due uffici con lo stesso illuminamento sulle scrivanie possono apparire molto diversi: La luce che raggiunge le superfici e le loro riflettanze determinano le luminanze dell’ambiente, che contribuiscono alla percezione della sua luminosità e al bilanciamento del campo visivo.

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uni 12464 bilanciamento dell luminanze

l’illuminamento cilindrico considera la luce che raggiunge persone e oggetti da più direzioni. Sono indicatori utili; la qualità complessiva dello spazio richiede altre valutazioni. (punti 5.2.3, 5.6.2-5.6.3 e 6.2.3)

UNI 12464 illuminamentoCilindrico

La versione 2011 permetteva già di adeguare l’illuminamento quando le condizioni visive erano diverse da quelle normali. Nel 2021 il criterio è più leggibile: i prospetti distinguono l’illuminamento mantenuto richiesto, minimo per condizioni normali, dall’illuminamento mantenuto modificato, scelto quando lo giustificano il compito o le persone.

La norma consiglia di salire di uno o due gradini, per esempio quando i dettagli sono molto piccoli o poco contrastati, il compito è critico oppure il lavoro si prolunga nel tempo.

 Tra le condizioni considerate rientrano anche la scarsa disponibilità di luce diurna e capacità visive inferiori al normale. Per scrittura, lettura ed elaborazione dati il prospetto 34 indica 500 lx richiesti e 1.000 lx modificati, ma i 1.000 lx non diventano il nuovo minimo dell’ufficio. La scelta va motivata. (punti 5.3.2-5.3.3 e 6.2.2)

Nell’intervista pubblicata da Glamox, due membri del comitato tecnico spiegano che la norma definisce prestazioni, mentre le soluzioni restano compito del progetto. Il valore modificato va scelto in base al contesto e, quando serve, associato a una regolazione che eviti consumi inutili. Il passaggio va letto come interpretazione qualificata, distinta da una prescrizione aggiuntiva.

Qualunque livello venga scelto, resta un illuminamento mantenuto: il valore sotto il quale la media non dovrebbe scendere durante la vita dell’impianto.

Il progetto deve quindi considerare decadimento naturale del flusso luminoso, sporco depositato su pareti e apparecchi d’illuminazione e normale attività di manutenzione. Questo valore non coincide con quello iniziale e lascia spazio a un funzionamento a potenza ridotta quando le condizioni e i sistemi di controllo lo consentono. Si ricorda che il fattore di manutenzione non è un dato fisso (ormai è normalità utlizzare lo 0,8 dato di default nei software di simulazione) , ma va calcolato in funzione della tipologia di ambiente, apparecchio, installazione.

Persone, luce naturale e funzionamento nel tempo

L’edizione 2021 collega più esplicitamente regolazione e controllo, già previsti nel 2011, ai compiti, alla luce naturale e alle esigenze degli utenti. Il sistema dovrebbe essere adattabile e capace di raggiungere con la sola luce elettrica il livello mantenuto previsto, anche in assenza di contributo diurno. Durante il funzionamento, i controlli possono adeguare il livello al contributo della luce naturale. (punto 6.2.4)

Il contributo della luce naturale varia nel tempo e richiede valutazioni specifiche. Qui basta ricordare che regolazione e schermature devono coordinarla con la luce artificiale e che l’UGR utilizzato per l’abbagliamento molesto per luce artificiale, non si estende alle finestre: per valutare l’abbagliamento dato dalla luce naturale vanno considerati altri parametri quali ad esempio DGP (Daylight Glare Probability). (punto 5.5.3.1)

Dare più luce a pareti e volume può richiedere più flusso, ma il consumo dipende anche dalla distribuzione luminosa, dalle ore di funzionamento e dalla regolazione. La norma raccomanda di preservare gli aspetti visivi anche quando si riduce il consumo energetico. (punto 6.4)

Per quato rigurada il “flickering” la 2021 richiama PstLM, indice che esprime la visibilità dello sfarfallio percepito direttamente, e SVM, riferito alla visibilità dell’effetto stroboscopico. Sono indici più informativi dei vecchi Percent Flicker e Flicker Index e descrivono una parte degli effetti della modulazione luminosa.

Qui sotto un video che spiega il significato di questi due indici

La norma raccomanda di verificare sorgente e alimentazione nell’intero campo di regolazione; i limiti europei descrivono il prodotto a pieno carico, mentre il comportamento dell’impianto durante la dimmerazione richiede una verifica specifica. (punti 5.8.1-5.8.3)

Luce a Misura d’uomo

Gli effetti non visivi sono richiamati al punto 6.6 e nell’appendice B informativa, senza valori prescrittivi.

L’edizione 2021 nasce da un lavoro sviluppato negli anni precedenti e, su questo tema, fotografa le conoscenze allora ritenute sufficientemente mature per la normazione. Oggi la ricerca si è spostata più avanti. “Human Centric Lighting” è una definizione che oggi non si usa più. Quando il riferimento è la sincronizzazione dei ritmi biologici si prefersice parlare di luce circadiana;

CIRCADIAN RITHM non image forming
Immagine cortesia Marco Chiozzi

per il quadro più ampio la CIE usa integrative lighting. La valutazione richiede quantità, spettro, direzione, orario, durata e rapporto con il buio insieme alla temperatura di colore.

Ho affrontato il tema in “Luce, architettura e neuroscienze: cosa cambia per il progetto dell’illuminazione”, senza attribuire alla luce effetti automatici sul comportamento o sulla salute.

UGR 19 non è un’etichetta dell’apparecchio

La UNI EN 12464-1 distingue l’abbagliamento molesto (discomfort glare) dall’abbagliamento debilitante (disability glare), che riduce la capacità di vedere, L’UGR dunque riguarda il primo e non controlla ogni forma di abbagliamento. La versione 2021 usa RUG per il valore dell’indice e RUGL per il limite dei prospetti. La diffusa dicitura “UGR < 19” non descrive però una proprietà assoluta dell’apparecchio: il risultato dipende da ambiente, geometria, riflettanze, posizione e direzione dello sguardo. (punto 5.5.3)

Il metodo tabellare è utile quando l’installazione può essere ricondotta a condizioni semplificate: locale rettangolare, apparecchi dello stesso tipo, disposizione e orientamento regolari.

Il campo di applicazione dell’UGR può restringersi fino a venir meno con sistemi indiretti o asimmetrici, apparecchi orientabili, superfici luminose molto piccole o molto grandi oppure notevoli differenze fra la quota dell’occhio e l’altezza di installazione. Quando posizione e direzioni di osservazione sono note si può calcolare l’UGR dell’installazione specifica. Il risultato resta una stima standardizzata del disagio reale, come chiarisce l’appendice A informativa.

Non uniform Stimuli

Con LED visibili o luminanze molto disuniformi, inoltre, la luminanza media impiegata nel calcolo può attenuare proprio i contrasti che generano disagio; è un limite discusso nelle CIE 205:2013 e 232:2019. Ne avevo parlato nell’articolo sulla CIE TR 205/2013 e nell’approfondimento dedicato all’UGR. L’UGR resta valido nei casi che riesce a descrivere; diventa fuorviante se viene trattato come controllo assoluto dell’abbagliamento o come etichetta dell’apparecchio.

Dove finisce la norma e dove comincia il progetto

La UNI EN 12464-1:2021 dà più peso allo spazio, alle persone e al funzionamento dell’impianto. Personalmente la leggo come un invito a motivare i livelli in relazione alle condizioni reali. Il valore richiesto resta il minimo per condizioni normali, quello modificato va motivato. La regolazione e controllo permettono di adattare l’impianto alle esigenze effettive delle diverse zone.

Una norma offre criteri condivisi e verificabili entro un perimetro definito, il progetto affronta le situazioni che escono da quel perimetro. Un limite del metodo riguarda lo strumento specifico, mentre una cattiva applicazione riguarda il modo in cui il requisito viene usato. Il problema nasce quando si copiano valori senza conoscerne bene il significato: ad esempio “UGR < 19” da una scheda, oppure si scelgono automaticamente 1.000 lx perchè non si comprende appieno il significato di illuminamento medio modificato o si installano controlli trascurandone la messa in servizio.

Il progetto comincia prima  del calcolo e continua dopo: occorre capire le attività e lo spazio, costruire un’idea di luce e trasformarla in scelte verificabili, il lavoro prosegue seguendo la realizzazione, regolando l’impianto e osservando come viene usato davvero. La norma offre una base comune lungo questo percorso e può rendere il progetto più solido, ma Il concept, la scelta dei materiali e la messa a punto restano responsabilità del progettista.

Bibliografia essenziale

Norme e riferimenti legislativi

  1. UNI EN 12464-1:2021, Luce e illuminazione — Illuminazione dei posti di lavoro — Parte 1: Posti di lavoro in interni.
  2. UNI EN 12464-1:2011, edizione precedente usata per il confronto.
  3. D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, e successive modifiche.

Documenti tecnici

  1. CIE 117:1995, Discomfort Glare in Interior Lighting.
  2. CIE 205:2013, Review of Lighting Quality Measures for Interior Lighting with LED Lighting Systems.
  3. CIE 232:2019, Discomfort Caused by Glare from Luminaires with a Non-Uniform Source Luminance.
  4. CIE PS 001:2024, CIE Position Statement on Integrative Lighting — Recommending Proper Light at the Proper Time, 3a edizione.
  5. IEC TR 61547-1:2020 e IEC TR 63158:2018, metodi oggettivi per la valutazione mediante PstLM e SVM.

Interpretazioni e commenti

  1. Glamox, “Veränderung zum Besseren”. Intervista a due membri del comitato tecnico.
  2. The Light Review, “How dangerous is BS EN 12464-1:2021 for Good Lighting?” e “RUG/UGR: It’s a glaring problem for everyone”. Posizioni critiche e commenti tecnico-professionali, distinti dalle prescrizioni normative.

Giacomo
Giacomohttp://www.luxemozione.com
LUXEMOZIONE news dal mondo della luce , fondato da Giacomo Rossi nel giugno del 2007, è il primo blog italiano dedicato interamente all’illuminazione. Strumento indipendente di comunicazione e discussione sull’illuminazione

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