La Light Art, forma d’arte visiva in cui mezzo di espressione e il fine ultimo dell’opera è la luce, vede gli esordi in Italia verso gli anni ’50, grazie alle sperimentazioni di Lucio Fontana e verso gli anni ’60 con Piero Fogliati. La Light Art diviene negli anni una forma d’arte autonoma e ben definita, distaccandosi dall’arte concettuale e minimalista tipica del movimento moderno, grazie agli interventi e alle installazioni di grandi artisti, come James Turrell, Olafur Eliasson, Dan Flavin, Robert Irwin, Bruce Munro (e molti altri) che lavorano con meticolosità e sostanziale creatività nell’uso di fantasia e tecnica nel creare installazioni di grande impatto visivo.In Italia, oggi, il movimento della Light Art ha come esponenti diversi artisti di diversa formazione culturale e con differenti esperienze pregresse, come Piero Fogliati, Carlo Bernardini, Massimo Bartolini, Paolo Scirpa e  Richi Ferrero .

Oggi ho il piacere di intervistare Romano Baratta , esponente della Light Art made in Italy , che ci racconta come la finalità della sua arte sia la ricerca e la pura sperimentazione.

[EDIT 6 LUGLIO 2016] E’ notizia di oggi che la magnifica installazione False Sunset di Romano è stata inserita in Short List del premio internazionale Darc Awards nella categoria Best Light Art Scheme – Low Budget.
Se avete voglia di votare per l’installaizione seguite le istruzioni qua dal sito di Darc Awards

green-sunset-testing
Green Sunset. False Sunset. Testing – Gallarate – 2016.

Ciao Romano, grazie delle tua disponibilità!Siamo curiosi di porti alcune domande riguardo il tuo lavoro e la tua arte:

(Giulia Gobino) Iniziamo con una domanda semplice, come ti sei avvicinato al mondo della Light Art?

(Romano Baratta) Ho sempre amato l’arte sin da adolescente tanto da aver scelto di frequentare l’Istituto d’Arte di Foggia e poi l’Accademia di Belle Arti di Brera. Sin dall’età di 14 anni volevo fare l’artista e infatti nel corso degli anni mi sono cimentato in diverse forme artistiche, quali la pittura, la scultura, la fotografia, ma anche installazioni e opere post-concettuali. In generale sono sempre stato attirato dal fuoco, dalla sua essenza luminosa e dalla sua forza di aggregare. Venivo rapito dalle feste dove venivano accesi i falò, alle quali partecipavo praticamente nella realizzazione.

Romano Baratta Light Art made in Italy
LIGHT #6. GlueLight – Fabbrica Borroni- Bollate (MI) – 2007

Negli anni di Brera, durante il corso di scenografia, mi chiedevo come si potesse modellare la luce per creare scenografie e installazioni di sola luce. Sapevo che era possibile, ma riuscirci mi era difficile perché non avevo competenze tecniche per ammaestrare la luce.. per dirigerla come volevo. Vedevo la luce come qualcosa di incontrollabile. La risposta è arrivata quando Brera pubblicò il bando per essere ammessi al Master in Lighting Design. Il master mi ha permesso di capire le tecniche e le tecnologie idonee per iniziare ad ammaestrarla. La mia volontà artistica è stata sempre quella di creare opere il più possibile pure ed effimere, senza la presenza materica e in alcuni casi visiva, che potessero comunicare direttamente con le persone e anche con il loro inconscio. Le ricerche mi portarono a sviluppare delle opere di solo odori, ma il mio amore per la luce prese il sopravvento, e creare installazioni di sola luce è stato quindi il mio naturale sviluppo creativo. L’inizio della professione di lighting designer ha fatto il resto!

(GG)Che cos’è per te la Light Art?

(RB)Per me la Light Art è manifestazione pura della luce che diviene oggetto e soggetto dell’intervento artistico come forma d’arte contemporanea. E’ la stessa definizione che viene accettata dal mondo stesso dell’arte contemporanea alla quale la Light Art ne fa parte.

LIGHT #16. Luminous Climate and Anthro-psychology Light
LIGHT #16. Luminous Climate and Anthro-psychology Light – Superstudio 13 – DesignWeek – Milano – 2013

Non è Light Art qualsiasi installazione creativa eseguita con la luce e non lo sono le opere artistiche dove la luce è solo medium. Purtroppo oggi il termine viene usato in modo improprio per definire qualsiasi cosa creativa dove c’è di mezzo la luce; ma è sbagliato.

(GG)Lucio Fontana esprimeva la sua volontà di distacco dalla classica accezione dell’arte, spronando l’utilizzo di nuovi materiali e nuove tecnologie, tu cosa ne pensi a riguardo? Consideri Lucio Fontana un precursore della Light Art in Italia?

(RB)Lucio Fontana è stato un grande artista che ha sperimentato in varie direzioni, non solo in quella dell’arte, alla quale principalmente ne faceva parte. Il suo eclettismo lo portò a rifiutare di fare arte solo con i soliti mezzi e quindi utilizzò tutto ciò che fosse utile all’esecuzione e formalizzazione dell’idea artistica. Ma fu anche uno dei pochi che diede lustro a tecniche considerate di serie B, o solo artigianali, come la ceramica. Personalmente concordo con Lucio Fontana. L’arte è possibile con qualsiasi mezzo espressivo, anche con quelli non consoni. Ma su questo credo che oggi non ci siano più dubbi, visto che l’arte contemporanea è piena di opere eseguite con metodi e mezzi non propriamente tipici dell’arte.
Lucio Fontana non è propriamente, e non può essere incluso in modo diretto tra i Light Artist, in quanto non ha eseguito in modo continuativo opere di light art. Una sua opera è però stata fondamentale nella storia stessa della Light Art: Concetto Spaziale del 1951 per la IX Triennale di Milano. Quest’opera è da considerarsi tra le prime ad essere opere di light art, anche se la sua essenza è nella forma dell’oggetto luminoso (che rappresenta un concetto spaziale creativo eseguito a mano) e meno nell’emanazione della luce.Lucio Fontana, comunque, a mio avviso è ammesso ad “honoris causa” tra i Light Artist per il suo essere precursore, e per averci donato un’opera straordinaria eseguita con il mezzo della luce.

(GG)La tua prima opera/installazione, ce la racconti? Quali materiali utilizzi principalmente nelle tue installazioni?

(RB)Le mie installazioni di Light Art sono realizzate esclusivamente con la luce che interagisce con lo spazio e i materiali presenti nella location. Solo una volta, fino ad oggi, ho utilizzato ed inserito appositamente dei materiali aggiuntivi (parlo dell’installazione di Torino del 2008 “Light #9”) dove utilizzai anche dei drappi di tessuto e un monitor per la visione di un video. Nel futuro magari realizzerò altre installazioni con l’ausilio di materiali che interagiscono con la luce. Ho delle ricerche con l’uso di polveri e materiali riflettenti alla quale sto lavorando. La mia prima installazione con l’utilizzo della luce è stata realizzata nella mia prima mostra personale nel 2001 dove un vecchio televisore difettoso diffondeva dal suo schermo, senza l’ausilio di pc o lettori video, un’intensa luce rossa nella sala principale della galleria e interagiva/interferiva con la visione delle fotografie esposte sulle pareti. Di questa installazione rimane poco se non i ricordi nella mente dei visitatori.

(GG)Raccontaci della tua ultima installazione Sunmoonarchitecture. In questa particolare installazione hai utilizzato più creatività o tecnica?

(RB)Questa installazione riassume in modo diretto ed efficace il mio modo di fare Light Art: manifestazione della sola luce che emoziona e crea un’esperienza unica. Regalare un sogno nuovo. E’ l’opera che più mi rappresenta alla quale mi emoziono tutt’ora nel vedere le fotografie che la documentano. E’ il punto di partenza per le prossime opere e per tutta una differente concezione della luce per lo spazio.

Quest’opera nasce dalla mia volontà di ricreare atmosfere e climi luminosi della natura in situazioni o luoghi dove non è possibile, anche in momenti diurni. Confrontarsi con la perfezione assoluta. Fa parte di una ricerca chiamata False Sunset, mentre nella sua interezza rientra nei progetti di rappresentazione della luce solare e lunare con l’architettura. Più creativa o più tecnica? La sua concezione è sicuramente solo creativa: permettere agli abitanti e ai turisti di Giulianova Lido di assistere ad un tramonto impossibile sull’Adriatico. Pura poesia.

LIGHT #20 sunmoonarchitecture - Kursaal - Giulianova - 2015
LIGHT #20. sunmoonarchitecture – Kursaal – Giulianova – 2015 –

Lo sviluppo è senza ombra di dubbio solo tecnica: trovare il modo per ricreare sul Kursaal il riflesso di un vero tramonto in contemporanea al vero tramonto che si svolgeva sul Tirreno. Scelta degli apparecchi che permettessero di avere i flussi luminosi necessari, le aperture dei fasci luminosi precise per ottenere una copertura perfetta della facciata suddivisa per i livelli orizzontali necessari alla simulazione del tramonto, il posizionamento idoneo per gli incroci, ricerca e scelta delle giuste cromie della luce solare che dovevano variare nel tempo.
Sono stati impiegati circa 50 apparecchi illuminanti a LED RGBW, che bisognava tenere nascosti per evitare di annullare la magia, e questo è stato possibile anche grazie al sistema di gestione DMX wireless. Ho però trovato anche un modo meno tecnologico di creare dei False Sunset, nelle Marche l’ho provato in una recente residenza artistica alla quale sono stato invitato.

Qua sotto una sequenza di LIGHT #20. sunmoonarchitecture – Kursaal – Giulianova – 2015 –

LIGHT #20. sunmoonarchitecture - Kursaal - Giulianova - 2015 - LIGHT #20. sunmoonarchitecture - Kursaal - Giulianova - 2015 -   LIGHT #20. sunmoonarchitecture - Kursaal - Giulianova - 2015 - LIGHT #20. sunmoonarchitecture - Kursaal - Giulianova - 2015 -

(GG)L’obiettivo dell’arte, in generale, è catturare l’attenzione dello spettatore, però con le tue installazioni cerchi di andare oltre, e porti lo spettatore al centro della tua opera. Giusto?

(RB)L’arte vera dovrebbe andare sempre oltre alla mera attenzione dello spettatore. Però è vero che oggi molte opere d’arte si accontentano solo di questo. Nel mio caso, sicuramente voglio catturare l’attenzione perché è necessaria per far entrare lo spettatore in contatto con l’opera, ma il mio interesse è che lo spettatore abbia con essa un intenso rapporto emozionale ed esperienziale basato su elementi psicologici, fisiologici ed antropologici.

LIGHT #17. Sunset in Warehouse - Private Company - Milano - 2013
LIGHT #17. Sunset in Warehouse – Private Company – Milano – 2013 –

Quindi è giusto quello che dici, lo spettatore in questo modo entra ed è al centro dell’opera. Le mie installazioni, però, riescono a vivere anche senza la presenza dello spettatore, hanno una valenza concettuale e filosofica che permette di farle esistere anche dopo la partecipazione dal vivo. Hanno un senso anche solo nella visione della documentazione fotografica o video. In questo i False Sunset che sto realizzando ne sono un esempio.

(GG)Secondo te il movimento artistico italiano della Light Art è indietro rispetto a quello americano e del Nord Europa, potresti darci un tuo parere?

(RB)In Italia, ma in generale in tutto il mondo, purtroppo non c’è un vero e proprio movimento artistico della Light Art perché sia i musei che le gallerie d’arte non l’hanno alimentato. Il tutto si muove grazie alla tenacia di pochi artisti che per passione personale proseguono le loro ricerche. L’unica organo che ha alimentato lo sviluppo è la collezione di Giuseppe Panza di Biumo a Varese che però ha investito nella Light Art negli anni in cui in Italia non c’erano esponenti, se non il grande Piero Fogliati, e quindi si è soffermata su quelli stranieri.
Dal punto di vista della ricerca in generale l’Italia è indietro rispetto al Nord America dove la storicità di esponenti come Turrell, Irwin e Wheleer hanno permesso di aprire un filone importante. Il Nord Europa non è davanti ma ha tra i suoi esponenti un artista di primordine come Olafur Eliasson. Gli altri nomi interessanti non sono veri e propri artisti ma designer che trasbordano nell’arte… quindi non parliamo di Light Artist.

(GG)E come ultima domanda una curiosità: qual è il tuo colore preferito?
(RB)
Il mio colore preferito sin dall’infanzia è sempre stato l’arancione. Ma ad oggi non ho più un vero colore preferito, ma sicuramente mi piacciono le nuance di certi verdi e di certi azzurri. Se parliamo di luce, negli ultimi anni la luce dorata è quella che mi fa emozionare.

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Giulia

Giulia Gobino, laureata in architettura al Politecnico di Torino,
Già dal terzo anno di università segue workshop all’estero e corsi di formazione sui temi dell’illuminazione, fino a scrivere la tesi di laurea sul tema della riqualificazione urbana tramite l’illuminazione. Questa passione viene portata avanti ed approfondita con diverse esperienze professionali pre e post laurea, in azienda ed importanti studi professionali di lighting design, presso cui si forma come architetto specializzato nella progettazione della luce.

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