Recentemente è stato pubblicato sul sito di laRepubblica, un pezzo dedicato alla messa al bando delle lampade ad alogeni e la richiesta da parte di alcuni esponenti della Comunità Europea di far slittare la fuoriuscita dal mercato prevista per il 2016

Il  regolamento europeo in materia di ecodesig prevede l’ultima fase di fuoriuscita delle incandescenza per  il settembre 2016, esiste una proposta della CE di slittamento al 2018, che però Lighting Europe vorrebbe portare al 2020 . La votazione dell’emendamento è previsto per le prossime settimane.

fasi ecodesign

Le motivazioni che imputa l’articolo di laRepubblica sopraindicato, che fa finta di essere tecnico aggiungendo un paio di grafici, sono frutto di elugubrazioni raffazzonate, approssimative e senza fondamento.

[edit 2 febbraio 2015] da notare che l’articolo al sito di repubblica a cui rimanda il link sopra è stato profondamente rivisto a seguito di un confronto con Enea, a sottolineare l’inadeguatezza dell’articolo inizialmente pubblicato, che invece ora  è riportato ad un livello più congruo di discussione.

[edit 24 aprile 2015] dopo qualche mese di attesa, finalmente lo slittamento è stato deciso. Gli scorsi giorni la Commissione Europea ha promulgato lo slittamente del phase out delle lampade ad alogeni al 2018, posticipando di 2 anni la fase 6 inizialment prevista per il primo di settembre del 2016. E’ la prima volta che si decide di modificare il “calendario” del phase out deciso dalla pubblicazione della normativa in materia di ecodesign!

La Commissione Europea nel Novembre 2014 ha presentato alla WTO (World Trade Organization) una bozza di regolamento che propone di posticipare la Fase 6 della direttiva europea di Ecodesign 244/2009 dal 2016 al 2018.

Ovvero togliere dal 2018 la possibilità di acquisto per i consumatori di lampade “Eco” alogene per uso domestico.

Per rinfrescarvi un pò la memoria sulla direttiva Ecodesign vi rimando a due articoli scritti in passato su Luxemozione.

Piccola parentesi: la Commissione Europea ha in programma di revisionare i regolamenti 244/2009, 245/2009, 874/2012, 1194/2012 e di creare un unico regolamento per l’Ecodesign e uno per l’Etichettatura Energetica. Entro il secondo semestre 2015 dovrebbe essere finalizzato lo studio preparatorio della revisione, che sarà poi presentata nel Ecodesign Consultation Forum 2015/2016.

Questa proposta di procrastinare è conseguenza della necessità di consentire alla tecnologia LED più tempo per essere in grado di sostituire in maniera esaustiva la tecnologia alogena classe D (che tempo si pensava dovesse essere sostituita dalla alogena classe B la quale non c’è più sul mercato).

Quando nel 2009 fu emanata la direttiva ecodesign 244/2009, la Commissione Europea prevedeva che la tecnologia CFL-Compact Fluorescent Lamp  (comunemente conosciuta come lampada a risparmio energetico) sarebbe stata quella che avrebbe maggiormente rimpiazzato la tecnologia incandescente chiara uscente dal mercato.

Sui problemi legati allo smaltimento delle lampade a risparmio energetico si legga questo pezzo pubblicato su Luxemozione qualche tempo fa:

Nel Settembre 2014 l’IEA – 4E (International Energy Agency – Energy Efficient End-use Equipment) ha pubblicato un report statistico riguardo l’illuminazione domestica.

Tale report, che si basa su dati di vendite in Europa forniti dalla GfK, azienda analista di mercato, evidenzia come le previsioni del 2009 erano sbagliate, in quanto in ambito di illuminazione domestica il consumatore finale preferisce sostituire la vecchia lampada incandescente chiara con una lampada alogena chiara a tensione di rete (20% più efficiente) anzichè con una CFL (400% più efficiente).

Inoltre IEA – 4E dichiara che l’Europa, nonostante la buona reputazione per i suoi Membri del Parlamento Europeo e per la sua Etichettatura Energetica, si trova in fondo al ranking mondiale sull’adozione della tecnologia LED e che Korea ed Australia sono in testa.

Quindi il reale risparmio energetico ottenuto finora grazie alla Direttiva Ecodesign è inferiore a quello previsto inizialmente. Di conseguenza, il mercato europeo dell’illuminazione domestica non è stato sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo dei 39TWh/annui di risparmio energetico atteso entro il 2020. Non dimentichiamoci che l’illuminazione è responsabile del 19% del consumo globale di energia elettrica.

Ciò ha indignato alcuni governi ed attivisti che sono contrari al posticipare la Fase 6 della direttiva 244/2009.

Infatti proprio per questo motivo il 19 Novembre 2014 è stato rilasciato da:

Swedish Energy Agency

Belgian Federal Ministry for Health, Food Chain Safety and Environment

CLASP European Programme

European council for an energy-efficient economy

 

un Test Report sulle lampade LED chiare e non direzionali, preparato per la Commissione Europea e per il Consultation Forum sulle performance delle lampade LED chiare e non direzionali presenti sul Mercato Europeo nel terzo quadrimestre 2014.

Il concetto finale enucleato da tale report è che il mercato delle lampade LED in Europa sta andando più veloce di quanto previsto sia in termini di prezzo che di performance.

LED forecast

Le linee colorate rappresentano le previsioni in base all’anno mentre i pallini i reali dati misurati nel 2014.

Sono state testate in totale 170 lampadine LED (10 pezzi per ognuno dei 17 diversi modelli di 17 produttori diversi) e 10 lampadine alogene (10 pezzi di un unico modello). Tra le lampadine LED ci sono sia lampadine LED “a filamento” che lampadine LED “a guida di luce”.

Circa il 50% delle lampadine LED testate eccedono la previsione (realizzata nel 2013) di prezzi e performance del 2016. Una lampadina testata eccede la previsione di prezzi e performance del 2018 e la previsione di prezzo del 2020.

In aggiunta il CLASP dichiara che lo slittamento dal 2016 al 2018 potrebbe costare 8,6 miliardi di euro in termini di mancati risparmi energetici.

Nils Borg, direttore del European council for an energy-efficient economy, ha dichiarato (fonte:TheGuardian) che se lo slittamento avviene, nel 2018 in UE si avranno gli stessi “mal di pancia” e che lo slittamento rappresenterebbe un cattivo precedente dato che nel 2009 sono state sancite regole di Ecodesign ben calibrate per dare tempo a tutti di organizzarsi bene.

Dalla parte opposta in base a uno studio condotto nel 2013 per la Commissione Europea da VHK/VITO, fermare la vendita delle alogene nel 2016 comporterebbe la perdita diretta di 10.000 posti di lavoro, soprattutto in Germania, e una perdita di imprese manifatturiere di lampadine con sede nell’UE per le regioni con regimi normativi meno rigorosi.

Philips si è spinta in prima linea per migliorare il 75% delle lampadine del mondo che sono inefficienti. Le loro sorgenti LED ora rappresentano quasi un terzo delle vendite globali dell’azienda.

Nonostante ciò l’impresa conserva ancora un interesse per le lampade alogene e sostiene il ritardo proposto dalla Commissione Europea al fine di garantire una transizione ottimale tra una tecnologia e l’altra (fonte: TheGuardian).

LightingEurope, l’associazione che rappresenta le aziende produttrici e le associazioni di illuminazione a livello europeo, di cui Assoluce ed ASSIL fanno parte per l’Italia, il 27 Novembre 2014 esce allo scoperto e dichiara la sua posizione.

LightingEurope è fortemente preoccupata per l’impatto che questo divieto avrebbe sui consumatori, e per questo motivo, sta esortando la Commissione Europea a rinviare tale divieto almeno fino al 2020, in modo che nel frattempo possano essere resi disponibili per i consumatori prodotti in sostituzione adeguati ed accessibili in termini economici.

Al seguente link potete leggere le dichiarazioni del presidente di Assoluce Stefano Bordone e del Segretario Generale di LightingEurope Diederik de Stoppelaar.

L’11 Dicembre 2014 LightingEurope pubblica un comunicato davvero interessante che attacca duramente il Test Report sulle lampade LED chiare e non direzionali.

LightingEurope sostiene che:

– le conclusioni presentate dal Test Report sono discutibili e fuorvianti

– il Test Report contiene informazioni non corrette

– il 47% delle lampade testate non sono conformi ai regolamenti europei (ad esempio 1194/2012), pertanto non potrebbero essere immesse nel mercato europeo

– potrebbe essere messa in discussione anche la competenza dei laboratori che hanno effettuato i test

e perciò rafforza la sua posizione di rinvio al 2020 per la Fase 6 della 244/2009.

Il 21 Gennaio 2015 è stata pubblicata una corposa intervista al Segretario Generale di LightingEurope Diederik de Stoppelaar.

I punti salienti dell’intervista riguardano: il prezzo delle lampadine LED, la loro qualità (CRI), la loro dimmerabilità e la loro difficile comparabilità alle sorgenti incandescenti che genera nell’ipotetica mamma di famiglia che va in negozio ad acquistare le lampadine.

Il rinvio proposto della Fase 6 della 244/2009 dovrebbe essere votato a Bruxelles dai rappresentanti di tutti i 28 Stati membri dell’UE all’inizio del 2015.

Al di là dello slittamento, ciò che ha affermato LightingEurope, riguardo la presenza sul mercato europeo di lampade non conformi alle vigenti direttive, non è affatto rassicurante per i consumatori.

I consumatori devono essere tutelati dalle autorità europee di sorveglianza del mercato; pertanto, visto il “vaso di Pandora” aperto da LightingEurope, auspico che le autorità siano maggiormente incentivate ad adempiere nel loro dovere. Desidero inoltre che indaghino sul Report e che dichiarino pubblicamente se quanto affermato da LightingEurope è reale o meno.

Cari lettori, che idea vi siete fatti? Da che parte state? Pensate che sia necessario tale slittamento? Se sì, al 2018 o al 2020?

Siete preoccupati che nel nostro mercato circolino lampadine non conformi alle direttive vigenti?

Gli interessi in gioco sono molteplici: è meglio mantenere la linea di una direttiva europea che ha comunque nobili fini come la tutela dell’ambiente e il contenimento delle emissioni di CO2 o dare priorità alle imprese manifatturiere del settore e ai suoi lavoratori e ai consumatori?

L’argomento è attualissimo e noi di Luxemozione terremo le antenne attive su quanto la Commissione Europea delibererà e vi terremo aggiornati!

7 Commenti

  1. Ritengo che sia da cancellare in toto tale termine, tutt’al più si metta una tassa sulle lampade meno efficienti (con cui comprare semmai certificati verdi) per allineare il costo delle lampade in classe inferiore alla C al costo di una lampada in classe C.
    Dico questo perché effettivamente non ci sono al momento lampade sul mercato con Indice di Resa Cromatica del 100% se non le alogene inoltre va aggiunto che le lampade led e specialmente le compatte fluorescenti degradano la qualità media dell’energia erogata (sfasano la tensione) pertanto parlando le CFL consumano il 10% in più del dato di etichetta ( cos(phi) di circa 0,9 contro l’1.0 delle tradizionali e delle alogene) energia che il cliente non ‘vede’ in bolletta ma che il produttore deve comunque generare.
    Per non parlare della durata brevissima delle lampade a risparmio (fluorescenti e led), in diversi casi mi è capitato di acquistare lampade che non facessero 6 mesi, mentre con le tradizionali negli stessi lampadari andavo avanti per vari anni, e quando sulla confezione venivano garantite per dalle 8 alle 20 mila ore.
    Perché piuttosto non si obblighino le PA europee a efficentare l’illuminazione stradale dove sono ancora molto presenti vetuste lampade ai vapori di mercurio le aberranti lampade al sodio (odio il colore arancio della luce che fanno e il fatto che sotto tale luce non i colori non si distinguano) con lampade più moderne? In questo caso il passaggio al led migliorerebbe sia consumi che qualità luminosa.

  2. Mi ritrovo su questo sito per caso, alla ricerca di informazioni su riferimenti normativi in merito alle nuove etichette di consumo energetico, mi imbatto anche in questo articolo che parla di un’altro argomento interessante quale le lampadine alogene.
    Ritengo che la problematica si fa sempre più seria e sono del parere, come l’altro utente che ha commentato, che è inutile prorogare oltre la data di abbandono di tali lampadine alogene.

    Da qui una nota ad una parte dell’articolo, in modo particolare quando parli di delle analisi di mercato della società GfK che stima l’uso di lampadine tradizionali maggiore di quelle innovative. A tale proposito credo che l’utente finale si orienti verso le lampadine tradizionali perchè non è ben informato sulle potenzialità e economicità dei nuovi tipi di lampade. Allo stesso modo sono certo che con una migliore informazione e un numero maggiore di prodotti disponibili alla vendita tale statistica potrebbe essere ribaltata in brevissimo tempo.

    Giulio

    • Ciao Giulio, benvenuto su luxemozione e grazie per l’intervento.
      A mio parere, e premetto che non sono (come quasi ogni lighting designer) ne’ un fan sfegatato del dell’incandescenza, ma nemmeno del LED sempre e dovunque. Detto ciò ci sono almeno due punti che Michele per par condicio non ha esplicitato. A tutti gli effetti la politica che ha portato alla fuoriuscita delle sorgenti ad incandescenza è motivata esclusivaente da logiche commerciali e il pretesto del risparmio energetico è una palla colossale, soprattutto in ambito domestico dove i consumi importanti sono dati da altri fattori, non certo dall’illuminazione, soprattutto noto che risparmio energetico significa prima di tutto uso intelligente delle risorse.
      Per quanto riguarda l’informazione quello che avviene oggi è frutto ancora una volta di logiche di mercato abbastanza ignoranti, che cercando di spingere l’utilizzatore all’uso di sorgenti led che nel 90% dei casi sono caratterizzate da una qualità della luce nemmeno lontanamente paragonabile a quella delle incandescenze. Pensa ad esempio alla vecchina di Enel che monta la lampadina led per risparmiare energia.

    • Aggiungo anche un’altra cosa. Come dicevo sopra la logica che ha mosso il mercato verso la fuoriuscita delle sorgenti ad incandescenza ha usato come pretesto il risparmio energetico, ma in realtà le motivazioni sono esclusivamente da imputare a logiche produttive e commerciali. E’ la prima volta che succede nella storia che per imporre sul mercato una nuova tecnologia si impone la fuoriuscita di un’altra che, a parte la bassa efficienza energetica, ha il grande pregio di avere uno spettro continuo che una sorgente a LED o CFL non avrà mai. Olre ad una serie di implicazioni legate al funzionamento con ausiliari elettronici ecc.
      E quindi se il cliente finale è disinformato è perchè così è la volontà dei grandi produttori che prima spacciano le CFL come ecofriendly, nonostante le normative in materia di ecodesign siano molto chiare sul contenuto di mercurio, e adesso i LED che per applicazioni in ambito domestico non portano vantaggi di nessun tipo se non quello diretto ai costruttori di sorgenti che incassano sulla vendita

  3. Ciao, ti ringrazio per aver approfondito i concetti del mio commento. Condivido in tutto la seconda parte della tua risposta, infatti spesso gli utenti finali sono propensi ad utilizzare il Led più per una questione di design o moda che qualità della luce in se.

    Condivido anche il discorso relativo al modo di agire dei produttori, che propongono i loro prodotti spinti principalmente da interessi.

    L’informazione resta comunque una carenza del mondo economico-produttivo in generale, che spesso distoglie le attenzioni da alcune argomentazioni specifiche pur di perseguire i propri fini.

    Giulio

  4. Buongiorno.
    Capitato per caso su questo sito grazie a Google vorrei fare presente un altro aspetto magari di nicchia ma non inesistente. Io personalmente ho delle applique di Murano (credo Venini) e una piantana acquistate oltre vent’anni fa con alogene a baionetta. Pagate ovviamente una cifra e tuttora bellissime nel loro design.
    Per far contenti questi signori dovrei buttare tutto via? Chiaramente no per cui comprerò piuttosto 10 lampade alogene! Naturalmente concordo sul fatto che, a oggi, le lampadine alogene danno di gran lunga la miglior luce in termini di stabilità e temperatura di colore.

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